lunedì 26 giugno 2017

I diari 1862-1910, Sof'ja Tolstaja.

Titolo: I diari.
Autore: Sof'ja Tolstaja.
Casa Editrice: Baldini e Castoldi.
Pagine: 262.

Trama: Sof'ja Behrs aveva solo diciotto anni quando sposò Lev Tolstoj. Dal 1862 fino alla sua morte tenne un diario che è la storia del matrimonio con un uomo dai tanti amori - la letteratura, il popolo, la scuola, la natura - e lei, Sof'ja, che aveva soltanto lui per dare un senso alla propria esistenza. Un racconto denso di emozioni, in cui l'ansia e la paura di non essere amata lasciano affiorare il ritratto sincero e appassionato di una donna e di una moglie che per tutta la vita dovette fare i conti con il genio del marito, travolta da una spirale inesorabile, fatta di noia, solitudine, gelosia e tristezza, cui si aggiungono il fastidio e il distacco di Lev. Sof'ja non accetta di tacere le sue idee e la sua opposizione: "Lev", scrive, "parla per frasi fatte", servendo così a dovere il grande e ammirato scrittore.


Ormai lo sapete: da quando ho scoperto per caso Sof'ja Tolstaja in libreria, non posso fare a meno di leggerla. Mi sono innamorata di questa donna con il suo romanzo Amore colpevole, una risposta tutta femminile a quella controversa Sonata a Kreutzer che tanta fama aveva dato al già noto Tolstoj. L'ho riscoperta più matura e appassionata alcune settimane fa in Romanza senza parole e l'ho amata davvero a fondo ora con I diari. 
Chi mi segue da un po' sa quanto mi piaccia Tolstoj, quindi questa lettura è stata davvero difficile e rivelatrice. Perché? Semplice. Dalle parole di Sof'ja emerge l'uomo vero, prima del genio, e il quadro che ne esce non è affatto lusinghiero, anzi, il buon vecchio zio Lev, ahimè!, qualche punto-stima l'ha perso.
Va bene il contesto storico e culturale, passino le consuetudini e le usanze dell'epoca, ma Lev non era affatto uno stinco di santo in famiglia e certo da un talento della sua portata un pizzico di intelligenza in più nei rapporti affettivi sarebbe stata auspicabile.

Sof'ja ha sposato Tolstoj giovanissima. Piena di speranze e sogni sull'amore, si trova a dedicare la sua intera esistenza a un uomo misogino, interessato principalmente all'amore carnale, disinteressato verso i figli e gli affari, manipolato e fragile - negli ultimi anni, Tolstoj, preso dalle sue conversioni e dalla religione, si è lasciato abbindolare abbastanza facilmente.
La vita di Sof'ja non è stata affatto facile e le pagine del suo diario ce lo raccontano. Inizialmente trova sempre una ragione per perdonare, assecondare o giustificare, ma più il tempo passa - e più i 13 figli crescono - più l'anima della donna intelligente e vogliosa di vita prende spazio, causando non poche liti con l'ormai vecchio Tolstoj. Erano 16 gli anni che separavano marito e moglie e nelle pagine di questi diari se ne sente tutto il peso.
Sof'ja, nonostante dolori e perdite (compresa la morte di due figli), non abbandonò mai Tolstoj, ma le fu negato di assisterlo in punto di morte. Quello che successe dopo, non è dato conoscerlo fin negli intimi dettagli perché i diari sono rimasti ad oggi privati.

Leggere queste duecento e più pagine mi ha permesso di conoscere fino nell'intimo una donna, prima ancora che scrittrice e moglie, che nella sua vita ha vissuto secondo le consuetudini imposte dai tempi, ma che nel pensiero e nell'arte possedeva uno spirito critico, aperto e, talvolta, femminista. Sof'ja auspicava la parità con il marito nell'arte come nella gestione e nell'educazione dei figli. Piccoli tasselli, ma che alla fine dell'Ottocento significavano moltissimo.

Cose da dire ce ne sarebbero ancora moltissime, ma le tengo per me, come confidenze di una cara amica. Se volete scoprire qualcosa di più, non potete fare altro che recuperare tutto il recuperabile di questa donna e lasciarvi trasportare dalla sua scrittura!

giovedì 15 giugno 2017

Saper Scrivere...consiglia. #2

Nuove proposte letterarie, dall'Agenzia a voi lettori.

Salve lettori!
Oggi sono qui per presentarvi due libri molto interessanti e decisamente diversi tra loro, ma legati da un piccolo filo invisibile che li rende figli della stessa grande famiglia: quella dell'Agenzia Letteraria Saper Scrivere. La mia collaborazione con questa Agenzia è molto recente, ma trovo molto promettenti i libri da loro proposti.
Quindi non perdiamo altro tempo e cominciamo!

L'Ammerikano - Pietro De Sarlo

Titolo: L’Ammerikano.
Autore: Pietro De Sarlo. 
Editore: Europa (Edificare universi). 
Data di uscita: 22 novembre 2016. 
Pagine: 204. 

Il tranquillo scorrere della vita a Monte Saraceno, un piccolo paese dell’Appennino lucano, viene sconvolto dall’arrivo di un uomo dal passato oscuro e inquietante: l’Ammerikano. 

Wilber Boscom, l’ultimo discendente di una coppia emigrata clandestinamente negli Stati Uniti, ha appena portato a compimento la sua personale e atroce vendetta contro una famiglia mafiosa italo-americana, gli Zambrino, ed è per questo costretto a fuggire per evitare sanguinose ritorsioni. Ma appena l’uomo approda nel piccolo centro all’ombra dei pozzi di petrolio della Val D’Agri, il suo passato si intreccia con la placida realtà del luogo, alterandone inevitabilmente gli equilibri e innescando una sequenza di eventi che vede in Vincenzo, un suo lontano parente, un contraltare perfetto del protagonista. 
La fitta trama di questo libro si snoda in modo piacevole, alternando tragedia e commedia, noir e rosa, ma tenendo sempre alto il livello emotivo della narrazione, e ciò che scorre sotto la superficie del romanzo, condotto con uno stile avvincente e al contempo ironico, è una sovrapposizione di strati splendidamente contrastanti, dove finanza e traffici internazionali si mischiano alle tradizioni e ai vizi di un’Italia che non c’è più. Che crediamo non ci sia più…

Maison Rouge - Pasquale Capraro

Titolo: Maison Rouge.
Autore: Pasquale Capraro. 
Editore: Astro Edizioni (collana E-sordisco). 

Nella Parigi di fine Ottocento, in pieno clima bohémien, Amélie, una ragazza di campagna, giunge in città dopo essere stata notata da Madame Claire, durante una permanenza in Provenza. 
Colpita dalla sua avvenenza, la donna le propone di trasferirsi a Parigi come domestica. Lì la giovane scopre che la signora è anche tenutaria della “Maison Rouge”, un bordello di lusso. Nel giorno del suo diciottesimo compleanno, la maîtresse Madame Claire la introduce nella maison e la fanciulla conosce Gilbert, un affascinante borghese. Tra i due nasce l’amore, ma le convenzioni sociali del tempo e la differenza di ceto impediscono agli innamorati di vivere la loro storia. Il destino da cortigiana di Amélie l’attende…


Cosa ne pensate di questi due libri così diversi e così intriganti? Io ho richiesto all'Ufficio Stampa di Saper Scrivere una copia di L'Ammerikano perché vorrei leggerlo e recensirlo per voi, ma anche Maison Rouge non deve essere affatto male. Avevate già sentito parlare di questi romanzi oppure li avete scoperti grazie a me? 
Aspetto di conoscere le vostre impressioni e i vostri pareri! Alla prossima!

lunedì 12 giugno 2017

Random Updates #9

Rubrica di aggiornamenti a caso.
Salve lettori!
E' da un po' di tempo che non vi aggiorno su ciò che mi succede, quindi stamattina ho deciso di prendermi venti minuti e provare a spiegarvelo.

Inizierei col dire che il mio buon proposito di pubblicare qualcosa in pagina ogni giorno è miseramente fallito. Ci sono riuscita per alcune settimane, poi i mille impegni e la poca costanza che mi contraddistinguono hanno fatto il resto, ovvero mi hanno messo i pali fra le ruote e tutto è andato a monte. Lo so, la pagina, così come il blog, non sono il mio lavoro ed è normale che possano esserci periodi produttivi e periodi meno produttivi, ma mi stanno così a cuore che vorrei davvero essere più costante. E' per questo che ho deciso che, dopo il lancio del nuovo blog, mi rimboccherò le maniche e  mi organizzerò secondo un piano editoriale ben studiato. Questo non per fare la fighetta, ma per non buttare alle ortiche il lavoro di anni che, il buon Mr Facebook, dall'alto delle sue politiche sulle pagine, ogni giorno di più cerca di minare. Voglio fare in modo che la pagina sia sempre attiva e vi offra storie e spunti. Ce la farò?! Non lo so, ma la voglia c'è!

Ora, situazione del nuovo blog. Ci sto lavorando ormai da un mesetto e mezzo. Certo, il tempo non è molto, quindi vado a rilento, ma procedo. Il logo è quasi pronto, ciò significa che, una volta che avrò in mano quello, potrò lavorare sulla grafica e poi mettermi davvero d'impegno per spostare tutti gli articoli (sono quasi 300!, God save me). 
Vi avevo promesso che sarebbe stato tutto pronto per fine giugno, ma vedo più realistico eliminare qualsiasi tempistica e aggiornarvi invece più spesso su progressi e battute d'arresto. 
Non vedo comunque l'ora di terminare questo trasloco digitale perché, in tutta onestà, con Blogger sto avendo sempre più problemi e, sempre più spesso, mi vedo costretta ad usare il computer dell'ufficio per impaginare i miei post perché il mio computer di casa non lo regge più - nel senso che fanno proprio a cazzotti! 
E poi WordPress mi piace di più, mi lascia più spazio di manovra e mi permette di sperimentare e migliorarmi. 

Avrete sicuramente notato che, ultimamente, ho postato poco sul blog, ma non è stato solo per problemi legati alla piattaforma, ma, semplicemente, ho letto poche cose e ho avuto poco tempo per scrivere post chiacchiericci. 
Nelle ultime settimane ho letto Memorie di una geisha di Arthur Golden, Spy story love story di Nicolai Lilin, due pacchetti dell'Orma Editore (Woolf e Brontë) e Romanza senza parole di Sof'ja Tolstaja. Sono state tutte letture da 4 o 5 stelle, se vogliamo adottare il metro di valutazione di Goodreads e ve le consiglio tutte!
Ora mi sono buttata su una lettura estiva, leggera e tranquilla: Chocolat di Joanne Harris. Ci credete se vi dico che ho visto il film miliardi di volte, ma non avevo mai letto il libro?!

Un ultimo accenno veloce a come sta andando il mio Servizio Civile. Sto imparando molte cose e sto facendo molte esperienze. Il periodo estivo si prospetta curioso, ma non molto intenso. Se tutto va bene, imparerò ad utilizzare InDesign che, di tutta la Suite Adobe, ancora mi manca. Ah!, sto anche scrivendo moltissimo - motivo per cui, a fine giornata, non ho più neuroni disposti a mettersi al lavoro per il blog. Stiamo preparando il nuovo numero del periodico informativo e sono già a 3 articoli scritti anche stavolta. In più mi sono pure cimentata nella scrittura di un articolo (quasi 6.000 caratteri) per riviste turistiche tipo Touring. Io mi sto divertendo un mondo perché faccio ciò che mi piace e, a quanto pare, mi riesce anche abbastanza bene.

Anche stavolta gli aggiornamenti random sono diventati un post eterno. Se siete arrivati fino in fondo, grazie di cuore! Io spero di avervi dato informazioni un po' su tutto. Se avete domande o curiosità non esitate a scrivermi! Alla prossima!

sabato 10 giugno 2017

Romanza senza parole, Sof'ja Tolstaja.

Titolo: Romanza senza parole.
Autore: Sof'ja Tolstaja.
Casa Editrice: Baldini & Castoldi.
Pagine: 160.

Trama: Romanza senza parole è la seconda opera narrativa di Sof’ja Tolstaja, dopo il grande successo di Amore colpevole.
Rimasta sepolta in un archivio di Mosca, è stata pubblicata per la prima volta in lingua tedesca nel 2010, in occasione del centenario della morte di Lev Tolstoj: fu la stessa Tolstaja a chiedere che uscisse postuma per evitare di inasprire la sua lunga crisi matrimoniale. La storia intreccia la passione, il senso del dovere e il potere dirompente della musica nella vita di Sascha. Con la morte della madre, la giovane sprofonda in una grave depressione. Pyotr, l’insensibile marito, è interessato solo al suo giardino, non è in grado di confortarla e di rompere il muro di silenzio che ormai li divide. Sarà invece l’incontro con Ivan Iljitsch, pianista e musicista di talento, a sconvolgere la vita di Sascha: ascoltandolo suonare le Romanze senza parole di Mendelssohn, la giovane proverà infatti un’inattesa felicità, provocata non solo dalla musica, ma soprattutto dalla passione che la donna nutrirà per Ivan e che la segnerà tragicamente.




Ho terminato la lettura di questo libro da alcuni giorni ormai, ma ho aspettato a scrivere la recensione perché, in tutta onestà, non sapevo (e ancora adesso non so!) come fare per parlarvene. Non è un romanzo normale, è più una confessione, un frammento di vita che Sof'ja Tolstaja ci regala e che va trattato con molta cura e affetto.

Leggendo la trama il romanzo sembra non promettere molto di più di quello che offrono tanti altri romanzi, ma se si pensa da chi fu scritto e in quale epoca, tutto prende una sfumatura diversa e più interessante. Dobbiamo infatti pensare che Sof'ja Tolstaja è stata per buona parte della sua vita la moglie ombra di uno dei più famosi scrittori russi: Lev Tolstoj. Il loro rapporto non è stato tutto rose e fiori, ce lo racconta lei stessa nel suo romanzo Amore colpevole, ma, nonostante questo, lei gli fu fedele, anche quando fu allontanata e non le fu permesso di vederlo in punto di morte.
Non deve essere stato facile per una donna come Sof'ja mettere da parte ambizioni e progetti per non oscurare il marito, per non metterlo in agitazione o, più semplicemente, per non mostrare le sue abilità di narratrice.
Entrambi i suoi romanzi sono un grido di protesta e ribellione alle imposizioni e alle situazioni che Sof'ja ha dovuto affrontare. In entrambe le protagoniste si legge molto di lei, mentre si legge di altri. Le passioni di Anna e le passioni di Sascha sono, in realtà, quelle di Sof'ja. la Tolstaja ci apre il suo cuore e scrive di quei sentimenti che alle donne, all'epoca, non erano concessi - basti pensare che Sascha, per viaggiare, deve chiedere il permesso scritto del marito!

Sof'ja Tolstaja mostra un animo quasi femminista e le sue parole suonano come una ribellione ai diktat della società in cui viveva, una specie di sfogo verso l'esterno delle frustrazioni vissute in privato.

In questo romanzo, come nel precedente, ho avuto la sensazione di ritrovare un'amica, una confidente che, certa della mia riservatezza, mi racconta passioni, innamoramenti e cotte quasi giovanili.
Il finale mi ha lasciata molto amareggiata, ma, forse, è giusto sia finito così. Per l'epoca in cui è stato scritto questo romanzo è fin troppo avanti, un finale diverso sarebbe stato impossibile. Ma sicuramente se la Tolstaja lo avesse scritto ai nostri giorni, il finale sarebbe stato diverso e molto più positivo per Sascha - e quindi per lei.

Io ho detto tanto, ma senza dire molto alla fine...certo è che il romanzo mi è piaciuto e io ve lo consiglio! Se lo avete letto e volete parlarne, scrivetemi pure!

giovedì 1 giugno 2017

Spy story love story, Nicolai Lilin.

Titolo: Spy story love story.
Autore: Nicolai Lilin.
Casa Editrice: Einaudi.
Pagine: 240.


Trama: Alësa ha quarantacinque anni e un buco nero al posto del cuore. Ha ucciso molti uomini, forse tanti quanti sono i libri che ha letto. Ma adesso l'imprevisto ha fatto irruzione nella sua vita su una bicicletta rossa, nei panni della donna più sbagliata di cui ci si possa innamorare. Nicolai Lilin non rinuncia alla sua cifra - la scrittura ruvida e potente, e uno sguardo spietato sulle umane contraddizioni -, ma fa un altro passo e si cimenta con i generi, mescolandoli con intelligenza. Spy story love story è la prova dell'evoluzione di un autore che forse, come il suo personaggio, ha scoperto il suo lato più vulnerabile, più sincero, e ha saputo trasformarlo in forza.
Quando ha commesso il suo primo omicidio Alësa era solo un bambino al quale la vita aveva già tolto tutto. Da quel giorno non si è più fermato, e nel suo occhio è comparsa una macchia nera dentro la quale precipita poco a poco la realtà. Ha l'attitudine del cacciatore, vive solo, viaggia leggero, non scappa davanti a nulla. L'unica fuga che si concede sono le pagine dei grandi romanzi, il luogo in cui immaginare cosa si prova a essere davvero umani. Da anni lavora come killer al servizio di Rakov, adesso però vorrebbe dire basta, essere finalmente libero. Ma è proprio Rakov a fissare il prezzo di quella libertà: commettere un altro omicidio - l'ultimo -, a Milano. Una missione che sembrerebbe da principianti, e che invece lo costringerà a mettere in discussione tutte le sue regole: quelle del codice criminale e quelle che lui stesso si è imposto, coltivando una solitudine perfetta. Ad affiancarlo in quell'ultima missione ci sarà Ivan, per volere di Rakov. Un ragazzo che ha la faccia pulita, i modi impacciati, un talento naturale per fargli perdere le staffe e un'inscalfibile determinazione a conquistarsi la sua fiducia. Peccato che Alësa non si fidi di nessuno, nemmeno di se stesso. Specialmente da quando si è imbattuto negli occhi di Marta, che paiono «la culla di ogni cosa, un'armonia perfetta alterata da piccole esplosioni di caos». Sarà lei, Marta, - vitale, entusiasta, il viso ostinatamente rivolto all'insù, - a metterlo di fronte alla sua vulnerabilità. Nicolai Lilin ci cattura con un intreccio da spy story in cui nessuno è mai solo chi dice - o crede - di essere. Ma il suo è un trucco, l'esca con cui ci attira ad affacciarci sull'abisso: Spy story love story è un romanzo sulla libertà di scegliere, sulle tenebre e la luce che abitano negli uomini. Perché anche quando il destino sembra scritto, si può decidere da che parte stare.



L'anno scorso ho partecipato alla presentazione di questo romanzo e ascoltare Nicolai Lilin parlarne mi aveva fatto salire una voglia incredibile di leggerlo. Ma, si sa, gli Einaudi costicchiano e quindi ho aspettato il momento propizio per avere la mia copia. Grazie ad un fortunato scambio su AccioBooks mi sono procurata una copia quasi intonsa del romanzo e l'ho iniziato subito.
Non appena ho comunicato sulla pagina Facebook che lo stavo leggendo, mi si è presentata l'occasione di farlo insieme a Serena e così la lettura in solitaria del mio terzo Lilin si è trasformata in un gruppo di lettura virtuale a due.
E' stato bello e stimolante confrontarmi mano a mano con Serena perché abbiamo messo a confronto idee e presentimenti così che la lettura è stata ancora più emozionante.
Ho quindi deciso di raccontarvi cosa penso di questo romanzo riportandovi alcune mie battute che ho scambiato con Serena in privato perché credo racchiudano tutto quello che vorrei dire, ma che non riuscirei a scrivere per bene.

Innanzitutto direi che Alësa ha molto di Nicolai - come per esempio la passione per la Letteratura e l'attaccamento alle tradizioni, tanto per citarne due. Avendo sentito Lilin parlare e raccontare la sua vita, credo che abbia messo molto di se stesso in questo personaggio che, in fin dei conti, lotta per cambiare un destino che sembra già scritto, come se la speranza di riscatto di Alësa fosse un po' quella di Lilin. Le esperienze e il vissuto del Nicolai della trilogia siberiana un po' si ritrovano in Alësa, nel suo modo impostato e improntato alle regole. 
L'arrivo di Ivan cambia le carte in tavola, rende tutto più interessante e regala anche qualche momento divertente in perfetto stile russo. Certo è che anche Ivan ha il suo perché e la sua storia mi ha lasciata davvero di stucco. Il motivo per cui si trova a far fronte comune con Alësa  non può lasciare indifferente il lettore perché entrano in gioco morale e sentimenti.
Ivan e Alësa in fondo si riscoprono più simili di quanto potessero credere e, seppur mossi da motivazioni diverse, finiscono per fare gioco di squadra contro il nemico comune che, ovviamente, è Rakov.
Inizialmente il libro è lento, perché Lilin ha questa capacità tipicamente russa di mettere a proprio agio il suo lettore, di farlo entrare nella storia, prima di dare il via alle danze, come se volesse essere pienamente sicuro che tutta l'attenzione sia focalizzata sulla lettura. Poi il ritmo diventa incalzante e la voglia di sapere cosa succede dopo ti fa divorare pagina dopo pagina.
La crudeltà che racconta Lilin fa paura: riesce a raccontare delitti efferati con una lucidità e una freddezza agghiaccianti. Credo che la dote migliore di Lilin sia saper raccontare la crudeltà umana senza filtri e retorica: crudo e vero da far male
Il finale aperto lascia sicuramente ben sperare per un seguito, anche perché i personaggi hanno ancora molto da dire e raccontare. 
Una cosa che mi piace molto di Lilin e del suo stile sono le "perle" sull'Occidente e sullo stile di vita occidentale che mette in bocca ai suoi protagonisti, in ogni romanzo. Sono critiche molto aspre e allo stesso tempo molto realistiche se ci si ferma a pensare. A tratti è davvero illuminante fermarsi ed osservarsi con gli occhi di chi ci vede da fuori, fa quasi ridere.

Concludendo, direi che lo stile mi è piaciuto molto, come sempre. Adoro la crudezza di Lilin, il suo non nascondere, quel raccontare senza filtri e retorica la vita e i suoi demoni. Il protagonista mi ha fatta innamorare per la sua voglia di riavere la vita perduta, una sorta di riscatto. Inizialmente lento, il libro poi si è fatto incalzante e coinvolgente. E' il modo di Lilin di coinvolgere e far entrare il lettore nella storia. Il finale aperto lascia ben sperare - se non ci sarà un seguito siamo già pronte ad organizzare un sit-in sotto casa di Lilin!

mercoledì 31 maggio 2017

Snapshots #26

Snapshots è una rubrica di recap mensile.
Salve lettori!
Anche maggio è arrivato alla fine ed è tempo di tirare le somme. Lo so, sono stata assente questo mese dal blog, ma a mia discolpa posso dire che ho avuto molto da fare sia per il Servizio Civile sia per altre questioni personali. Certo, mi sono anche ritagliata il tempo per fare una scappata a Torino per il SalTo, ma a parte questo sono stata davvero impegnata.
Del SalTo e di come è andata vi ho già parlato in un post dedicato, quindi non mi dilungo su questo. Vorrei invece spendere due parole per dirvi che sto lavorando seriamente sul nuovo blog. Vi avevo già accennato che avevo preso la decisione di spostarmi su WordPress, un po' perché mi piace di più come piattaforma, essendo un tantino più professionale, un po' perché ultimamente sto facendo a botte con Blogger perché non funziona come vorrei e non mi permette di fare certe cose. Il trasloco sta occupando tutto il mio tempo libero, ma nelle prossime settimane spero di compiere il giro di boa per poi lanciare il blog nuovo per fine giugno - incrociate le dita e tutto quello che si può incrociare!
Detto questo, passiamo ai preferiti di maggio.

Un libro.

Il libro del mese doveva (!) essere Memorie di una geisha di Arthur Golden. E' un libro che mi ha stregata, incantata, fatta innamorare.
Ve ne ho già parlato nella breve recensione che ho scritto. Ho preferito non dilungarmi su questo romanzo perché è molto conosciuto, apprezzato e chiacchierato. Chi non l'ha ancora letto non può fare altro che leggerlo e lasciarsi trasportare dalla delicata sofferenza che trasuda da tutte e cinquecento le pagine.
E' un romanzo di una delicatezza e di una ricercata sofferenza come pochi altri.
Certo, ho letto anche altre cose questo mese, ma questo è stato il migliore.

P.S. tra le altre cose ho letto anche un libro di Nicolai Lilin del quale vi parlerò domani qui sul blog!

Una copertina.

Una sola?! Vi ho già detto che sono stata al SalTo?! Ecco, l'essere stata a Torino per il Salone equivale all'aver visto centinaia di copertine bellissime, tantissimi libri che vorrei e molte case editrici delle quali comprerei l'intero catalogo. Quindi non inizio neppure ad elencarvi quello che ho visto, sennò qui facciamo capodanno!

Un film.

The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca (The Butler) è un film drammatico del 2013 scritto e diretto da Lee Daniels con protagonista Forest Whitaker.
La pellicola è l'adattamento cinematografico dell'articolo di giornale A Butler Well Served by This Election, scritto dal giornalista Wil Haygood e pubblicato sul The Washington Post, che narra la vicenda di Eugene Allen, maggiordomo della Casa Bianca per più di trent'anni. Nel film il nome del protagonista è stato modificato in Cecil Gaines.

Ecco, questo è il mio film del mese. L'ho guardato una sera di maggio in tv e mi è piaciuto moltissimo. Racconta due storie parallele: quella del protagonista, Cecil Gaines - che mi ha fatto scendere una lacrimuccia - e la storia americana dagli anni '30 in poi. Ho trovato i due piani narrativi ben intrecciati tra loro e ben strutturati. Non me ne intendo di cinema, ma mi è sembrato davvero un lavoro ben riuscito.

Una canzone.

Qui torniamo nella palude. Nulla di nuovo all'orizzonte, quindi salto e passo alla prossima categoria. Resto comunque aperta a nuovi suggerimenti!

Un articolo.

Oggi vorrei consigliarvi un articolo, anzi diciamo un discorso: quello di Nicola Lagioia al termine del SalTo30. Credo che nelle sue parole sia racchiusa tutta la bellezza e tutta la fatica di questa manifestazione. Io ve lo lascio qui, se ancora non lo avete letto, vi suggerisco di buttarci almeno un occhio.


Bene, il mio maggio finisce qui. Giugno porterà sicuramente belle letture e, tempo permettendo, grosse novità. Se avete voglia, fatemi conoscere i vostri preferiti. Io, come sempre, vi ringrazio per essere passati di qua a leggermi e vi aspetto la prossima volta!


mercoledì 24 maggio 2017

SalTo30: un'avventura tra montagne di libri e incontri speciali.

Salve lettori!

Sono tornata a casa da due giorni ormai, i miei pensieri e le emozioni hanno sedimentato e posso finalmente parlavi del Salone del Libro di Torino.
Come ben sapete, per me è stata la prima volta a questa manifestazione, evento clou per tutti i lettori e gli appassionati, quindi non starò qui a raccontarvi cose che avrete sicuramente letto altrove, tipo che è stata l'edizione del riscatto, che c'era moltissima - davvero tanta! - gente o cose così (anche perché di questo ho scritto in un articolo che uscirà presto su Parte del Discorso), ma vorrei parlarvi del mio Salone, quello che ho fatto, visto e vissuto. 

Sono partita per Torino sabato mattina, colma di aspettative e ansia - non che sia una persona ansiosa, anzi!, ma l'idea di andare al Lingotto, incontrare persone, stare a contatto con tutta quella gente che condivide la mia stessa passione, un po' di timore addosso me lo aveva messo. 
Arrivati a Torino - il mio ragazzo e io - ci siamo sistemati in un carinissimo appartamentino in centro - sia ringraziato Airbnb per questo. Poi abbiamo approfittato del bel tempo e ci siamo avventurati per Torino alla scoperta del Parco del Valentino.
Eravamo già stati in città alcuni anni fa, quindi non siamo andati in musei o nei posti più abituali per i turisti di giornata, ma abbiamo cercato piccoli angoli dove ancora non avevamo messo piede - per la cronaca, lunedì prima di tornare siamo andati anche a Superga.

Domenica mattina, finalmente, è arrivato il momento del Salone. Adrenalina a mille e accredito stampa in mano, sono entrata al Lingotto - senza troppa attesa o code, giusto una decina di minuti per il controllo di sicurezza e il ritiro del pass stampa. Non potete immaginare la mia gioia una volta entrata. Mi sentivo come un bambino in un negozio di caramelle.

Cartina alla mano, abbiamo iniziato a gironzolare per gli stand, sbirciando qua e là e lasciandoci incuriosire da copertine ed editori, memorizzando in quali stand c'erano cose interessanti che potevano fare al caso nostro. 
Un lettore va al Salone per conoscere, acquistare e scoprire, ma non di soli libri può vivere. E infatti anch'io non solo per i libri ero al Salone. Ero lì per incontrare finalmente dal vivo alcune persone che conoscevo solo virtualmente, ero lì per sentir parlare di libri e per sentirmi nel mio habitat naturale, circondata da persone con la mia stessa smodata passione per la carta stampata.

Ho fatto acquisti, ovviamente. Un bottino piccolo, ma che sa di certezze. Se mi fossi lasciata prendere la mano, non sarei riuscita a tornare in treno fino a Trento, quindi ho selezionato accuratamente cosa portarmi a casa. La scelta è ricaduta su questi titoli:

- Il libro dei personaggi letterari, Fabio Stassi, edito da Minimum Fax. Si tratta di una piccola chicca, uno sfizio, più che altro, ma mi ha incuriosita molto. E poi il ragazzo allo stand è stato davvero gentile - se mi stai leggendo, grazie!
- Romanza senza parole, Sof'ja Tolstaja, edito da La Tartaruga - Baldini & Castoldi. Questo libro è uscito a marzo ed era l'unico acquisto che ero certa avrei fatto al Salone. Anche qui, la signora alla cassa è stata gentilissima e disponibile, con il suo sorriso sincero e rassicurante. Davvero un'ottima accoglienza, professionale e allo stesso tempo familiare;
- Il respiro del buio, Nicolai Lilin, edito da Einaudi. Ok, lo so, Einaudi era tra i dissidenti, era presente solo con un Punto Einaudi e non con un super stand, ma cercavo questo libro da mesi ed era l'ultima copia lì allo stand, mi stava chiamando. Era lì per me e l'ho preso;
- I pacchetti di Austen, Brontë e Woolf, editi da L'Orma Editore. Qui sono andata sul sicuro perché adoro questa casa editrice e l'idea di questi libricini. Ne ho presi solo tre, ma il mio obiettivo è quello di averli tutti! Anche qui espositori gentilissimi e sempre con il sorriso.

Se il mio bottino è rimasto contenuto, per questioni di spazio e budget, non è stato lo stesso per le emozioni. Ho vissuto una giornata incredibile, ho incontrato Martina di Un buon libro e una tazza di the e Ylenia, anche lei blogger come me. E, ovviamente, ci siamo scattate la foto di rito nella Piazza dei Lettori, sotto l'immensa torre di libri. 
Non ho partecipato a nessun incontro. Non che non ce ne fossero di mio interesse, anzi ne avevo segnati almeno una decina tra sabato e domenica (compresi alcuni del Salone Off), ma ero talmente presa dall'atmosfera, dalle persone e dalla varietà di stand e libri che mi sono completamente dimenticata degli incontri.
Me lo avevano detto che la prima volta al Salone sarebbe stato come vivere sulle nuvole, dimenticandosi di ciò che ci circonda...

E' stato il Salone del riscatto, per Torino e per i lettori. E' stata l'edizione della creatività e dell'energia, della condivisione e dell'assenza di barriere. E' stata l'edizione più social e paparazzata di sempre. E' stata un'edizione che, finalmente, è stata anche la mia.
Ho incontrato persone amiche, ho comprato libri, ma ho scoperto anche molte cose. Ho scoperto che la metro di Torino è più bella della Tube londinese, che al Salone del Libro panchine e aree di sosta non sono contemplate, che esistono case editrici piccole, minuscole, ma che con il loro entusiasmo riescono a coinvolgere il lettore in un modo tutto loro. 
Ho avuto tra le mani il mio primo pass stampa della storia - che, manco a dirlo, è finito dritto dritto nel mio bullet journal, sulla pagina di domenica, a ricordo di una giornata incredibile. 
Purtroppo non sono riuscita ad incontrare tutte le persone che avrei voluto, ma mi rifarò!, perché se non al SalTo31, con ogni probabilità Torino mi rivedrà al SalTo32!

venerdì 19 maggio 2017

Memorie di una geisha, Arthur Golden.

Titolo: Memorie di una geisha.
Autore: Arthur Golden.
Casa Editrice: Tea.
Pagine: 571.

Trama: Circondate da un'aura di mistero, le geishe hanno sempre esercitato sugli occidentali un'attrazione quasi irresistibile. Ma chi sono in realtà queste donne? A tutte le domande che queste figure leggendarie suscitano, Arthur Golden ha risposto con un romanzo, profondamente documentato, che conserva tutta l'immediatezza e l'emozione di una storia vera. Che cosa significa essere una geisha lo apprendiamo così dalla voce di Sayuri che ci racconta la sua storia: l'infanzia, il rapimento, l'addestramento, la disciplina - tutte le vicende che, sullo sfondo del Giappone del '900, l'hanno condotta a diventare la geisha più famosa e ricercata. Un romanzo avvincente e toccante, coronato da uno straordinario ritratto femminile e dalla sua voce indimenticabile.


Ero tentata di non scrivere nulla su questo romanzo. Un po' perché è conosciutissimo, un po' perché non ci sono parole adatte per descriverlo. Questo libro è un capolavoro, è scritto benissimo e coinvolge il Lettore come pochi libri sanno fare.
Golden trasporta il suo Lettore in una Kyoto senza tempo e magica, come se tutto fosse immobile, nonostante tutto attorno i grandi avvenimenti del Novecento stiano piano piano sgretolando tutto il sistema. 
Non so perché questo romanzo ancora mancasse nella mia libreria, ma averlo recuperato mi ha restituito un pezzettino del puzzle e ora che dagli scaffali questo volume mi osserva, mi sento più contenta. E' uno di quei libri che vanno letti. Le ragioni che spingono a leggerlo possono essere molto diverse tra loro, ma sicuramente saprà soddisfare anche i palati più raffinati. 

Sayuri racconta la sua vita, dall'infanzia nel piccolo paese di pescatori dove è nata, fino alla sua affermazione come geisha di Kyoto.
Nel corso della sua vita ne ha viste davvero tante e ne ha vissute ancora di più, ma non racconta il suo passato con rimpianto o astio, ma con una pacifica accettazione che, credo, possa appartenere soltanto agli orientali. Con garbo ed eleganza racconta al Lettore la sua vita, fatta di incontri, personaggi illustri e regole. 
Le regole sono le fondamenta su cui si erge l'intera esistenza di una geisha e Sayuri cerca sempre di restare fedele a queste leggi, fino al momento in cui i sentimenti di donna prevalgono sull'essere geisha e, con un colpo di coda, sconvolge la sua vita. 
Non va infatti dimenticato che le geishe sono donne e provano sentimenti e paure come tutti, anche dietro a quel cerone bianco che le rende quasi senza espressione. Quello che riesce a fare Sayuri nelle sue memorie è proprio svelare i sentimenti, le amicizie, gli amori e i sospiri di una ragazza diventata suo malgrado geisha.

Secondo me è un libro di una delicatezza estrema, così intimo e personale da far quasi piangere. Nulla è enfatizzato, tutto è pacato e non ci sono rimpianti.
Il finale poi mi è piaciuto moltissimo. Ho tifato per Sayuri sin dalla prima pagina e leggere della sua fortuna mi ha fatto davvero piacere.

Voi avete letto questo romanzo? Vi era piaciuto? Fatemi sapere e alla prossima!

martedì 16 maggio 2017

Panorami d'inchiostro - BlogTour.

Maggio è il mese dei libri e organizzare un BlogTour ci è sembrato il modo migliore per festeggiare.

Salve lettori!

Oggi sono qui a scrivere un post molto particolare. Come vi ho già accennato, ho infatti deciso di partecipare ad un BlogTour - era un vita che non facevo più cose del genere, ma stavolta il tema mi ha stuzzicata moltissimo - e proporvi così il mio panorama d'inchiostro preferito.

Come ben sapete, sono un'appassionata della Russia, dei romanzi lì ambientati e dei suoi autori. Potevo allora non cogliere l'occasione per regalarvi una breve incursione a San Pietroburgo?! Direi proprio di no! Ho deciso però di non proporvi un unico punto di vista, ma di proporvene tre. Ho scelto tre citazioni, appartenenti a un autore o a un'autrice che io amo profondamente, vissuti in epoche diverse e plasmati da esperienze diverse, ma che con le loro parole hanno saputo raccontare un pezzetto di quella magica città che è San Pietroburgo.

La prima citazione che ho scelto è tratta da Il cavaliere di bronzo di Puškin e ci descrive la nascita di questa grandiosa città. Non mi dilungherò molto perché vi avevo parlato di questo libricino nella prima recensione scritta su questo blog ormai secoli fa. Quello che salta subito agli occhi però è la potenza e la magnificenza di questa città che, nel tempo, ha affascinato re, imperatori, guerrieri e viaggiatori. Puškin riesce a mettere su carta la grandezza di una città, ad alimentarla con parole e memorie, come nessun altro aveva fatto prima di lui. Solo leggendo queste poche righe, il Lettore attento può finire per ritrovarsi sulle rive della Neva o sotto la statua di Pietro ad osservare il tramonto.
Immagine presa qui.
Passarono cent’anni e la giovane città
vanto e potenza del settentrione
sorse superba e sontuosa
dai boschi bui e dalle paludi;
dove prima il pescatore finlandese,
triste figliastro della natura,
da solo dalle basse rive
gettava nelle acque sconosciute
la sua vecchia rete, adesso, proprio lì,
sopra sponde piene di vita
si addensano le moli edificate
di palazzi e torri; vascelli
a frotte da tutto il mondo
arrivano di corsa ai ricchi scali;
la Nevà si è vestita di granito;
ponti s’inarcano sulle acque;
le sue isole si sono ricoperte
di giardini di colore verde scuro
e di fronte a una più giovane capitale
si è oscurata la vecchia Mosca
come davanti a una nuova imperatrice
la vedova in veste porporina. 
- Il cavaliere di bronzo, Aleksandr Puškin, 1831 –

La seconda citazione che ho scelto ci racconta un'altra faccia di Pietroburgo: Dostoevskij ci speiga infatti che tutti i ricchi, in estate, lasciavano la città per trasferirsi in campagna e dedicarsi alla vita semplice e oziosa. Un modo di vivere che potremmo definire impossibile al giorno d'oggi, ma che all'epoca era all'ordine del giorno. E poi la campagna russa ha il suo fascino e non mi risulta difficile comprendere la voglia di spostarsi e vivere più vicini alla natura. In estate quindi la grande città diventava quasi deserta e assumeva un aspetto vuoto e malinconico, per poi ridestarsi in autunno e tornare alla frenesia di sempre.

Nikolay Dubovskoy, Dacha v Sillamyagakh, 1907
Se mi capitava di incontrare una lunga processione di carrettieri  che, con le redini nelle mani, procedevano pigramente accanto ai carri carichi di intere montagne di mobilia di ogni genere, di tavoli, sedie, divani turchi e non turchi e altre masserizie domestiche, su cui, in cima a tutto, troneggiava sovente, proprio in cima al carro, una cuoca mingherlina, che sorvegliava i beni padronali come la pupilla del suo occhio; se guardavo le barche stracariche di suppellettili domestiche che scivolavano per la Neva o la Fontanka, fino alla Čërnajarečka o alle isole, - carri e barche si decuplicavano, si centuplicavano ai miei occhi; sembrava che tutto si fosse trasferito in dača a intere carovane; sembrava che l’intera Pietroburgo minacciasse di trasformarsi in un deserto, cosicché alla fine mi sentii pieno di vergogna, offeso e triste: non avevo decisamente un posto né un motivo per andare in dača. 
- Le notti bianche, Fëdor Dostoevskij, 1859 –

La terza citazione è di Paullina Simons, una delle mie autrici preferite, se non la mia preferita, che nel suo romanzo più famoso, Il cavaliere d'inverno, descrive in modo dettagliato Leningrado - San Pietroburgo ha cambiato molti nomi nel corso del tempo - e riesce a farci sentire il freddo e ci permette anche di sentirci sulle rive della Neva, mentre il vento sferza e la gente è costretta a tenere ben premuto sulla testa il colbacco. Si tratta di una Leningrado moderna, quasi contemporanea - il romanzo è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale - e forse è per questo che il Lettore sente più sua la descrizione della città e del rigido inverno.

Immagine trovata qui.
Anche nei caldi mesi estivi nell'aria di Leningrado si percepiva una punta di gelo, come se l’Artico volesse ricordare alla città che l’inverno e il buio erano soltanto a poche centinaia di chilometri. Il vento era freddo anche nelle pallide notti di luglio. E ora che il mese di ottobre era arrivato e la città silenziosa e abbandonata veniva bombardata ogni giorno, l’aria non era semplicemente fredda, e il vento portava con sé qualcosa di più del gelo dei ghiacci polari. Portava la disperazione di chi non ha più speranze.  
- Il cavaliere d’inverno, Paullina Simons, 2001 -

Il nostro breve viaggio a San Pietroburgo è finito, anche se ci sarebbero tantissime altre citazioni da proporre per provare a raccontare questa città. Ho scelto tre grandi autori, tre descrizioni che regalano un pezzettino di San Pietroburgo e dei suoi abitanti. Un viaggio lungo epoche e sentimenti diversi, attraverso privazioni e sfarzi, che però ben racconta una delle città più famose di Russia.
Con questo post spero di avervi fatto viaggiare un po' con la fantasia e di avervi suggerito delle letture interessanti. Certo non pretendo di essere riuscita a raccontarvi la città di Pietro, perché ci vuole ben altro che tre citazioni e un post su un blog per farlo, ma in attesa di poter esaudire il mio desiderio e partire per vedere dal vivo questi luoghi, questo è quello che ho potuto fare e raccontarvi!

Fatemi sapere se questa tappa vi ha incuriositi. Vi lascio qui sotto tutte le tappe del BlogTour e vi auguro buona giornata! Alla prossima.



venerdì 12 maggio 2017

Presentazione BlogTour Panorami d'inchiostro e Ricordi d'inchiostro.

Salve lettori!
Oggi sono qui per presentarvi un'iniziativa alla quale ho deciso di partecipare su invito della mia collega blogger di Libera tra i libri

Dal 23 aprile al 31 maggio in tutte le regioni italiane i lettori sono protagonisti di dibattiti, incontri, presentazioni, mostre e mille altri eventi imperdibili, che si possono cercare sul sito ufficiale di Il maggio dei libri.
Con alcune amiche blogger abbiamo deciso di dar vita a due diversi appuntamenti dedicati al mondo di carta che tanto amiamo, incentrati su alcuni dei temi che caratterizzano la nuova edizione del Maggio dei Libri.



Panorami d'inchiostro (15 - 20 maggio), dedicato ai paesaggi letterari ossia a quelle descrizioni di luoghi reali o fantastici che ci fanno sognare ad occhi aperti.









Ricordi d'inchiostro (22 - 28 maggio), perfetto per tutti coloro che adorano gli anniversari di vita e scrittura degli autori che popolano i nostri scaffali.



Si tratta del nostro personale modo di rendere omaggio a Il maggio dei libri e condividere con i nostri lettori la nostra passione e i nostri ricordi.

Segnatevi sull'agenda tutte le tappe. Noi ci stiamo lavorando da giorni e non vediamo l'ora di cominciare!
Io ho deciso di dare il mio contributo per Panorami d'inchiostro perché lo sentivo più mio. Il post è quasi pronto, manca davvero pochissimo. Se siete curiosi non perdetevi nessun appuntamento! Potrete scoprire luoghi e romanzi che vi faranno appassionare e confrontarvi con blogger e lettori. Io vi aspetto!