giovedì 31 dicembre 2015

Sui piatti della bilancia di questo 2015...

Salve lettori!
Volevo scrivere il mio bilancio in pillole del 2015, ma poi mi sono resa conto che le cose da dire sono moltissime (e sicuramente me ne dimenticherò qualcuna!) così ho pensato di farmi aiutare da Mr. Goodreads. Sì!, sì!, avete capito bene! Come sapete, infatti, poche settimane fa, Mr. Goodreads ha regalato ai suoi utenti un riassunto libroso in pillole (per davvero!, almeno lui) per ricordare il meglio e il peggio di questo 2015 in tema Libri. Ho quindi pensato di parlare a ruota libera seguendo il riassunto che il buon caro Mr. Goodreads mi ha riservato.
Il post sarà lungo, scusatemi. E dimenticherò qualcosa, ri-scusatemi. 
Cominciamo!

Nel 2015 ho letto 38 libri. Non male. Una media di 3.16 libri al mese. In linea con l'anno scorso.
Visti i mille impegni, gli esami, i lavoretti, la trasferta in terra inglese e via dicendo, posso ritenermi soddisfatta. 
Ad essere sincera, i libri sarebbero dovuti essere 39, ma, purtroppo, non sono arrivata a terminare La guardia bianca di Michail Bulgakov per fine anno (mi mancano una quarantina di pagine). E' una lettura impegnativa e ora che ho iniziato il periodo di prova in un'azienda il tempo per leggere si è ulteriormente ridotto...

Il libro più breve che ho letto è stato La fata perduta di Erika Scarano (trovate la recensione qui), mentre il libro più lungo è stato The bronze horseman di Paullina Simons (il mio adorato Cavaliere!, proprio lui!...trovate la recensione qui). 

Ho letto libri molto popolari come Cime tempestose di Emily Bronte (la recensione la trovate qui, e vi invito a leggerla perché è uscita una chicca!) e libri praticamente sconosciuti ai più come Due di Matteo Scoz (recensione qui).
Tra classici e contemporanei, tra scrittori conosciuti ed emergenti, tra libri lunghi e brevi, ho trovato sia capolavori che ciofeche. La media delle mie letture rimane comunque alta valutandola in stelline: 4 stelline piene!...Un ottimo risultato direi!
Ora di seguito vi lascio gli screen di tutte le mie letture di questo 2015. Tutte le recensioni le trovate sul blog, vi basta inserire nell'apposito spazio di ricerca nel blog (sulla colonna di destra di ogni pagina) il nome dell'autore o il titolo oppure cercare nelle nuvole di etichette (colonna di destra di ogni pagina, in fondo) il nome dell'autore.



Ci sono libri per tutti i gusti: in lingua originale ed in italiano, autori conosciuti ed autori emergenti, grandi case editrici e self-publishing. Nel 2015 non mi sono fatta mancare proprio nulla!...
Ho anche cercato di portare a termine le challenges che mi ero prefissata:
  • mi ero prefissata di leggere almeno 25 libri e ne ho letti 38! (PASSED)
  • mi ero prefissata di leggere almeno 8 libri che stavano sul mio scaffale in attesa di lettura, ma ne ho letti soltanto 6 (FAILED);
  • mi ero imposta di leggere almeno 10 autori che non avevo mai affrontato e ne ho letti ben 32, cioè quasi tutti (PASSED);
  • mi ero decisa a leggere almeno 5 libri in lingua originale e ne ho letti 6 (PASSED).
Non me la sono cavata male, visto che gli obiettivi erano ambiziosi. Non vado matta per le challenges, ma queste le scelgo tutti gli anni...Mi aiutano ad auto-spronarmi e migliorare come lettrice.

Ed ora arrivo al punto cruciale...I migliori tre e i peggiori tre di questo 2015.

I peggiori tre libri del 2015.

  1. La fiera navigante di Livio Garzanti. Proprio non ci siamo. Un libro strano e vecchio. Non nel senso che è stato scritto tanto tempo fa, ma che è scritto in un modo obsoleto e poco felice;
  2. Due di Matteo Scoz. Prendete il fantasy, il romance, l'avventura e il thriller, mescolate bene con un pizzico di umorismo e luoghi comuni ed il gioco è fatto. Un libro troppo ricco da risultare pesante e senza senso;
  3. Bianco di Marco Missiroli. Un libro ricco di spunti, ma scritto in un modo a me poco congeniale. Resta comunque un buon libro.
I migliori tre libri del 2015 (perché posso eleggerne solo tre?!)
  1. Amore colpevole di Sof'ja Tolstaja. Ho parlato e stra-parlato (non nel senso che ne ho parlato in modo sconclusionato, ma nel senso che continuo a parlarne e consigliarlo). Una vera e propria scoperta. Bellissimo; 
  2. La porta di Magda Szabò. Una scoperta recente. La narrativa della Szabò mi è entrata dentro e mi ha rubato un pezzetto di cuore. Una storia di amore e odio. Una storia che è un po' la nostra storia. Da leggere;
  3. Eleanor & Park di Rainbow Rowell. Non leggo spesso young adult ma questo mi ha conquistata. Dolce, romantico, pieno di speranza e così realistico. Perfetto per chi vuole risentire o per chi sente ancora le farfalle nello stomaco e non vuole ucciderle con una spruzzata di anti-insetticida. Adatto per gli eterni sognatori.
L'ordine con il quale ho citato i libri non è affatto casuale, sono proprio nell'ordine giusto. Ovviamente non è che tutti gli altri 32 libri siano a pari-merito. Ce ne sono molti altri che mi hanno delusa e altrettanti che mi hanno entusiasmata, ma sul podio, si sa!, ne salgono sempre e solo tre, quindi...

Penso di essermi dilungata fin troppo. Nei prossimi giorni aggiornerò la pagina Sfide e scaffali con le nuove challenges che ho pensato di intraprendere. 
Aspetto di conoscere i vostri best of di questo 2015 (e magari anche qualche ciofechina che avete scoperto in questi dodici mesi) e le vostre opinioni sui libri che vi ho menzionato.

Grazie per essere stati con me per tutto questo 2015. Grazie per avermi incoraggiata, spronata e sgridata in questo primo anno di blog (e sì!, il blog ha compiuto un anno, ma ero in Inghilterra e non ho festeggiato come avrei voluto...recupererò al secondo compleanno). Grazie per i vostri commenti, i vostri suggerimenti e le vostre idee. Grazie per essere passati anche oggi a leggere il mio bilancio di fine anno. 
Vi auguro di passare un buon Capodanno, di iniziare al meglio il 2016 e di avere un Nuovo Anno ricco di gioia e libri, tantissimi libri!

mercoledì 30 dicembre 2015

Drink tea and read books...weekly. #3

Salve lettori!
Oggi terza puntata della rubrica dedicata a tè e libri. Per l'occasione sono lieta di ospitare qui sul blog Erika Scarano (che già avevamo conosciuto insieme in occasione di questa intervista). Perciò bando alle ciance!, è tempo di lasciare la parola ad Erika.

Incanto di luna (tè sfuso).

Incanto di luna: tè misto nero-verde con fragola, panna, papaia e foglie di girasole. 
La mia miscela di tè preferita. Ho un debole per i tè sfusi, con combinazioni di foglie particolari, frutti e fiori. E questo senza dubbio è quello da cui mi lascio coccolare nelle mattine in cui ho voglia di iniziare con un gesto di affetto e nelle sere in cui ho bisogno di carica o ispirazione. In pratica, utile per tutte le occasioni. 
E poi ha un nome altamente evocativo, che induce già a sognare. 
Gli aggettivi che meglio descrivono questo tè a mio parere sono: suggestivo, magico, introspettivo.

Suggestivo: La sottile linea scura, Joe R. Lansdale.

Nell'afosa estate texana del 1968, il tredicenne Stanley Mitchel, lavorando nel drive-in del padre, mette il naso in un segreto che doveva rimanere celato. Per Stanley è la “perdita dell’innocenza”, il passaggio della “sottile linea scura” che segna la scoperta del male, l’esplosione del sesso, la consapevolezza che i neri non sono uguali ai bianchi. E diventa la parte trasparente da varcare per immergerci in quegli anni Cinquanta, lontani ormai come la preistoria, che Lansdale ricrea con una potenza di narrazione tale da lasciarci incantati. 

L’incanto che crea nel lettore questo libro è palpabile. È suggestivo perché non ci lascia mai uscire da quell'intreccio di storie, da quella sensazione di mistero e occulto, dalla vivida percezione di qualcosa che si cela sotto la superficie. Un mondo da scoprire oltre la linea che separa la realtà dalla nostra visione della stessa. Consigliatissimo.

Magico: Stardust, Neil Gaiman.

In una fredda sera di ottobre una stella cadente attraversa il cielo e il giovane Tristan, pe conquistare la bellissima Victoria, promette di andarla a prendere. Dovrà così oltrepassare il varco proibito nel muro di pietra a est del villaggio e avventurarsi nel bosco dove ogni nove anni si raccoglie un incredibile mercato di oggetti magici. È solo in quell’occasione che agli umani è concetto inoltrarsi nel mondo di Faerie. Tristan non sa di essere stato concepito proprio lì da una bellissima fata dagli occhi viola e da un giovane umano, e non sa neppure che i malvagi figli del Signore di Stormhold e Signore degli Aspri Dirupi sono anche loro a caccia della stella. 

Una favola, una meraviglia costante. Gaiman crea mondi magici che portano con sé qualcosa di oscuro da dover svelare. Tra avventure nei cieli e cacce sfrenate, inseguimenti e viaggi a lume di candela, la magia con Stardust è assicurata.

Introspettivo: Il lupo della steppa, Hermann Hesse.

Il disagio di fronte alla volgarità e alla massificazione della società moderna, la ricerca di valori più elevati, la forza liberatrice degli impulsi primordiali, il rimettersi in gioco a partire da una nuova consapevolezza. Sono questi alcuni dei temi che si intrecciano nel Lupo della steppa, uno dei romanzi più “radicali” e più affascinanti di Hesse, pubblicato nel 1927 in un’Europa in cui i regimi totalitari si andavano moltiplicando. Il protagonista, Harry Haller, vive in una condizione di impotente infelicità generata da un insanabile dissidio interiore tra l'”uomo” – tutto quello che ha in sé di spirituale, di sublimato, di culturale – e il “lupo” – tutto ciò che ha di istintivo, di selvatico e di caotico. Haller si è chiuso in un isolamento quasi totale rispetto al mondo meschino e privo di spirito in cui vive, arrivando a un passo dal suicidio. Verrà “rieducato” alla vita comune, quella di tutti, da una donna incolta ma esperta e intelligente, che lo aiuterà a trovare la via per meglio comprendere le “non regole” dell’assurdo gioco della vita. Perché come ha scritto lo stesso Hesse, “La storia del lupo della steppa rappresenta, sì, una malattia e una cristi, ma non verso la morte, non un tramonto, bensì il contrario: una guarigione”. 

Questo tè spesso accompagna i miei momenti di riflessione e non c’è miglior libro che aiuti a frugare dentro di sé come “Il lupo della steppa”. Uno dei migliori, a mio avviso, di Hesse. Una storia che permette di scoprire la follia, i tasselli, come in un gioco di specchi, che compongono il sé, e una riscoperta del mondo, quando il protagonista incontra una donna in grado di stravolgere la sua percezione delle cose. Un libretto ritrovato in tasca, una donna e un teatro, solo per pazzi.


Chi ha scritto il post? Erika Scarano. La scrittura è una parte così pregnante della sua vita e di ciò che è che le sembra strano non presentarsi tramite ciò che essa rappresenta per lei. Naturalmente, oltre alla scrittura e alla lettura, c’è altro, e anzi, le piace che la vita sia ricca e diversificata, le piace che non ci si fossilizzi solo su un aspetto. Studia Psicologia, e non potrebbe esserne più entusiasta, crede che molto spesso si scelga il lavoro solo come via di sostentamento e non come passione da seguire, ma è del parere che a lungo andare una scelta simile non porti che ad un triste “tirare avanti”, per lei incompatibile con la vita. Potrebbe elencare ciò che le piace fare, come crede di essere, ma alla fine dei conti, non ci si conosce mai veramente. Ma questo non toglie che bisogna provarci ugualmente! (Estratto dall'IntervistAutore del quale è stata protagonista). Potete seguirla qui

lunedì 28 dicembre 2015

Snapshots #9.

Salve lettori!
E' quasi fine mese ed è tempo di bilanci. Essendo dicembre e non volendo sovrapporre più post, ho pensato di anticipare le istantanee del mese ad oggi. 

Un libro.

La guardia bianca di Michail Bulgakov. 
E' il libro che mi sta accompagnando in questo fine anno. Non penso di riuscire a finirlo in tempo per il 31 dicembre, ma resta comunque il libro del mese.
Un Bulgakov diverso, ma non per questo meno pungente e osservatore. Un libro invernale (è ambientato nel nevoso dicembre del 1918 in Ucraina), intenso e interessante.
Mi sto appassionando alle vicende della famiglia Turbin. Mi immagino tra di loro nel loro soggiorno, mentre il samovar fischia sul fuoco e i cannoni lontani sparano nella valle. Bellissimo.

Una copertina.

Non so se, passeggiando in libreria e sbirciando qua e là prima di Natale, avete adocchiato i classici in versione deluxe della Bur. Beh, se non li avete visti, andate a vederli! Sono una meraviglia!...Dalla copertina all'impaginazione, dalle illustrazioni ai contenuti, sono bel-lis-si-me!!!
Io mi sono regalata per Natale Masha e orso e altre fiabe russe. Stupendo. E non vedo l'ora di leggerlo.
Ma anche le altre edizioni (Alice nel paese delle meraviglie, Moby Dick,...) sono incredibili. Costano sui 17 euro, ma sono pezzi da collezione che stanno benissimo nella libreria di un Lettore.

Un film.

Niente film questo mese. Niente di nuovo o appena uscito almeno. Moltissimi film di Natale (ovvio!), qualche sempreverde e qualche replica, ma niente di che. Se, a differenza mia, avete visto qualche bel film questo mese, lasciatemi i titoli nei commenti!

Una canzone.

Canzoni che mi hanno accompagnata in questo mese ce ne sono moltissime. Sono tornata dall'Inghilterra e mi sono immersa di nuovo nella musica italiana. Potrei citarvi molte canzoni, ma ho deciso di regalarvi questa, perché mi mette allegria e perché ogni volta che passa alla radio io e il mio papà ci mettiamo a cantare.



Aspetto i vostri preferiti del mese. Commentate e lasciatemi le vostre idee! Alla prossima! 

mercoledì 23 dicembre 2015

Drink tea and read books...weekly. #2

Salve lettori!
E' già passata una settimana ed è nuovamente tempo di weekly. In questi ultimi sette giorni sono successe molte cose. Prima fra tutte, ho trovato un lavoro. Per ora sono in prova, ma almeno è un inizio. Questo ha fatto sì che sparissi di nuovo dalla pagina e dal blog (e me ne scuso!), ma devo abituarmi ai nuovi ritmi...
Ci tenevo però a proseguire con la nuova rubrica nata proprio la scorsa settimana. Tocca a me scrivere anche la puntata di questa settimana. Dopo le Feste spero però di poter ospitare qualcuno di voi!...

Tè alla pesca (Twinings o altre marche).

Mamma quanto mi piace. E' dolce, forse troppo, ma a volte un pizzico di dolcezza fa bene. Scalda il cuore e il corpo.
Non a tutti piace. Io l'ho riscoperto. E' un tè classico, semplice, ma dal gusto deciso.
I tre aggettivi di oggi non possono che essere: classico, dolce e deciso.




Classico: Anna Karenina, Lev Tolstoj.

Centro della vicenda è la tragica passione di Anna, sposata senza amore a un alto funzionario, per il brillante ma superficiale Vronskij. Parallelo a questo amore infelice è quello felice di Kitty per Levin, un personaggio scontroso e tormentato al quale Tolstoj ha fornito i propri tratti. "In Anna Karenina è rappresentata - scrive Natalia Ginzburg - la colpa come ostacolo, anzi come barriera invalicabile al raggiungimento della felicità". Tra i primi lettori il libro ebbe Dostoevskij che così ne scrisse: "Anna Karenina è un'opera d'arte assolutamente perfetta. Vi è in questo romanzo una parola umana non ancora intesa in Europa... e che pure sarebbe necessaria ai popoli d'Occidente".

Non potevo che scegliere uno dei miei classici preferiti (ovviamente russo!). Un libro bellissimo, ricco di sentimento e passione. Uno di quei libri che non si dimenticano, che ti restano nel cuore e ti insegnano molto. Se non lo avete fatto, leggetelo!

Dolce: L'accordatore, Daniel Mason.

Edgar Drake, stimato accordatore di pianoforti nella Londra vittoriana, riceve un giorno una bizzarra richiesta dal ministero della Guerra britannico: accordare un pregiato pianoforte a coda Érard consegnato a un eccentrico medico dell'esercito a capo di un remoto avamposto nel cuore della giungla birmana, il maggiore medico Anthony Carroll. E l'inizio di una lunga e appassionante odissea, che porterà Drake a migliaia di chilometri dalla sua vita, in un mondo dalle tinte vivaci, apparentemente così semplice e aperto, in realtà indecifrabile e traditore. Sulle rive dell'impetuoso fiume Salween, l'accordatore si lascerà conquistare da questo misterioso medico che l'esercito ritiene inspiegabilmente così prezioso per la sua politica imperiale, fino a dimenticare ogni lealtà, alla Corona, alla moglie, perfino a se stesso.

Un libro poco conosciuto, dolce come le note di quel pianoforte che non suona da tempo, dolce come i luoghi in cui è ambientato. Una scrittura piena e piacevole. Un libro che vi terrà incollati alle pagine perché anche voi vorrete sentire quelle note da tempo abbandonate.

Deciso: Amore colpevole, Sofja Tolstaja.

Il destino di Sof'ja Tolstaja, moglie di Lev Tolstoj, fu quello di vivere all'ombra di un uomo di genio, come spesso accade a una donna di talento. Sof'ja bruciò la sua prima novella (che impressionò Lev per la sua "forza di verità e semplicità") e decise di dedicare tutta la vita al marito, divenendo non solo una devota compagna e madre dei suoi figli, ma anche un'attenta lettrice delle sue opere che corresse e trascrisse per lui. In "Amore colpevole", del 1893, Sof'ja risponde a Tolstoj e alla sua spietata analisi del matrimonio contenuta nella "Sonata a Kreutzer". È la gelosia di Leitmotiv, che corrode dapprima la fiducia e poi genera disprezzo. Ma Sof'ja non incolpa una delle due parti, bensì restituisce dignità a entrambe esplorando con finezza psicologica l'animo umano. Anna, una giovane bella e solare, ama la natura, legge, dipinge e sogna l'amore totale. Ha solo diciotto anni quando il trentacinquenne principe Prozorskij, folgorato dalla sua bellezza, la chiede in sposa. Convinta di aver trovato in lui il vero amore, dovrà invece scontrarsi con un marito capace di concepire questo sentimento solo come possesso carnale... Sarà un vecchio amico del principe, Bechmetev, uomo sensibile e incline all'arte, a farle conoscere quella consonanza di anime in cui crede, ma Anna non tradirà il marito né i suoi amati figli, bensì continuerà a lottare per il suo matrimonio. Fino a quando Prozorskij, roso dal dubbio e dalla gelosia, trasformerà quell'amore puro in un "amore colpevole".

Una voce di donna in un panorama letterario prettamente maschile. E che voce! Chi scrive è la moglie del grande genio Tolstoj e ci svela i retroscena delle opere e della vita del grande Maestro. Una chicca imperdibile (trovate anche la recensione qui).


Chi ha scritto il post? Antonella, admin di If you have a garden and a library, Blogger, Bookaholic. Appassionata di libri, musica, film e natura, colleziona libri, istantanee e ricordi. Classe 1989, aspirante ingegnere junior e clarinettista per diletto.

mercoledì 16 dicembre 2015

Drink tea and read books...weekly. #1

Salve lettori!
Come vi avevo preannunciato ieri presentando la rubrica (se non avete letto la presentazione della rubrica, la trovate qui), la prima puntata di questo nostro nuovo appuntamento settimanale sarà curato da me.

Black Tea Caramel & Vanilla (Lipton).

Prima di partire per l'Inghilterra non bevevo tè nero, lo pensavo troppo forte. Invece ora mi piace molto. Questo tè speciale della Lipton è buonissimo. Il tè nero incontra i sapori di caramello e vaniglia per un'esplosione di sapori e sensazioni.
I tre aggettivi di oggi non possono che essere: sofisticato, sensuale ed avvolgente.


Sofisticato: La porta, Magda Szabò.

È un rapporto molto conflittuale, fatto di continue rotture e difficili riconciliazioni, a legare la narratrice a Emerenc Szeredás, la donna che la aiuta nelle faccende domestiche. La padrona di casa, una scrittrice inadatta ad affrontare i problemi della vita quotidiana, fatica a capire il rigido moralismo di Emerenc, ne subisce le spesso indecifrabili decisioni, non sa cosa pensare dell'alone di mistero che ne circonda l'esistenza e soprattutto la casa, con quella porta che nessuno può varcare. In un crescendo di rivelazioni scopre che le scelte spesso bizzarre e crudeli, ma sempre assolutamente coerenti dell'anziana donna, affondano in un destino segnato dagli avvenimenti piú drammatici del Novecento. Pubblicato in Ungheria nel 1987, ma in qualche modo disperso negli anni della transizione politica, La porta è il romanzo che ha rivelato la più grande scrittrice ungherese contemporanea.

Quando una settimana fa ho scritto la recensione di questo libro (la trovate qui) non mi ero resa conto di quando l'aggettivo sofisticato si adatti a questo romanzo, ma pensandoci bene non esiste aggettivo migliore. Un romanzo intimo, famigliare e doloroso. Bellissimo!

Sensuale: Eleanor & Park, Rainbow Rowell.

Eleanor è appena arrivata in città. La chioma riccia rosso fuoco e l'abbigliamento improbabile, ha lo sguardo basso di chi, in pasto al mondo, fa fatica a sopravvivere. Park ha tratti orientali che ha preso dalla madre coreana e veste sempre di nero. La musica è il suo rifugio per tenersi fuori dai guai. La loro storia inizia una mattina, sul bus che li porta a scuola. Park è immerso nella lettura dei suoi fumetti e perso tra le note degli Smiths, Eleanor si siede accanto a lui. Nessun altro le ha fatto posto, perché è nuova e parecchio strana. Il loro amore nasce dai silenzi, dagli sguardi lanciati appena l'altro è distratto. E li coglie alla sprovvista, perché nessuno dei due è abituato a essere il centro della vita di qualcuno. Tra insicurezze e paure, Eleanor e Park si scambiano il regalo più grande: amare quello che l'altro odia di sé, perché è esattamente ciò che lo rende speciale. Sarà la loro forza, perché anche se Eleanor non sopporta quegli sfigati di Romeo e Giulietta, anche il loro legame deve fare i conti con un bel po' di ostacoli, primo fra tutti la famiglia di lei, dove il patrigno tiranneggia incontrastato. Riusciranno, per una volta nella vita, ad avere ciò che desiderano?

Con l'aggettivo sensuale non volevo cadere nella scontata scelta di un romanzo erotico o pseudo-tale. Mi sono messa a pensare ai libri letti di recente e mi è venuto in mente questo libro (recensito qui). Chi l'ha detto che la sensualità deve necessariamente essere legata al sesso e al dominio? Anche l'innamoramento semplice e senza regole di due adolescenti può essere sensuale e interessante. Perché prima di arrivare al sesso, tutti ci siamo sentiti come Eleanor e Park. Tutti abbiamo sentito le farfalle nello stomaco e le vertigini. La sensualità può essere anche questo. 

Avvolgente: Chocolat, Joanne Harris.

È martedì grasso quando nel villaggio di Lansquenet arrivano Vianne Rocher e la sua giovane figlia Anouk. La donna è assai simpatica e originale, sexy e misteriosa, forse è l'emissaria di potenze superiori (o magari inferiori). La Céleste Praline, la sua pasticceria, ben presto diviene un elemento di disordine, soprattutto per il giovane curato Francis Reynaud. Il tranquillo villaggio diventa più disordinato, ribelle e soprattutto felice.
Chocolat è un romanzo pieno di vita, frizzante e divertente, ricco di personaggi indimenticabili e ricette paradisiache.

Cosa può essere più avvolgente di una bella tazza di cioccolata calda? E allora non potevo che scegliere Chocolat di Joanne Harris (ma tutta la trilogia può essere associata a questo aggettivo). Ho letto questo romanzo anni fa e vorrei rileggerlo, lo ammetto. Cercherò di recuperare presto. Anche perché, anche se il film è fatto bene, il libro è tutta un'altra cosa.


Bene!, qui finisce la prima puntata di questa nuova weekly. Spero di avervi tenuto compagnia ed avervi suggerito qualche buon titolo. Alla prossima settimana con un nuovo appuntamento!


Chi ha scritto il post? Antonella, admin di If you have a garden and a library, Blogger, Bookaholic. Appassionata di libri, musica, film e natura, colleziona libri, istantanee e ricordi. Classe 1989, aspirante ingegnere junior e clarinettista per diletto.

lunedì 14 dicembre 2015

Elanor, Anna Beccani.

Titolo: Elanor.
Autore: Anna Beccani.
Casa Editrice: Europa Edizioni.
Pagine: 616.

Trama: Una profezia oscura incombe sulla Terra Eterea. I Popoli Antichi sono destinati a soccombere. C’è una sola possibilità di salvezza: raggiungere le terre al di là del mare e fondare una nuova stirpe che, se pur mortale, possa adattarsi ai cambiamenti che si susseguiranno. Due gemelli saranno incaricati di dar vita alla nuova razza e proteggerla dalle forze avverse della natura, ma ciò non sarà comunque sufficiente. Uno spirito oscuro di nome Zargot sorge tra coloro che hanno abbandonato i vecchi insegnamenti e tenta di assumere il controllo di quella terra giovane e selvaggia. Il destino dell’umanità è quindi riposto nella profezia che designa una Prescelta nella giovane Elanor. Cruenti battaglie, mali oscuri sentimenti forti e contrastanti affliggeranno a lungo i protagonisti di questa storia e quando l’amore entra in gioco, aumenta il conflitto tra i desideri e il senso di responsabilità verso la missione. Tuttavia i sentimenti che Elanor è destinata ad evocare porteranno rinnovata speranza, andranno oltre la profezia, oltre il destino, oltre i confini conosciuti e s’inoltreranno in un mondo arcaico e sdegnoso per far comprendere all'entità che domina la madre Terra l’importanza della vita.


Leggendo la trama, voi tutti che mi seguite con costanza (e pazienza!) avrete pensato: "Cosa cavolo si è messa a leggere stavolta?". Sì, avete ragione. Elanor di Anna Beccani non rientra nei generi a me familiari. Non leggo fantasy di solito, ma questa volta mi sono lasciata convincere dall'autrice a dare una possibilità a questo genere. 
Ho fatto un po' fatica, devo essere sincera. La quantità di personaggi e luoghi avrebbe richiesto di buttare su carta nomi e posti per collegarli tra loro e non dimenticare nulla. Non l'ho fatto. Ho cercato di concentrarmi sulla storia, molto articolata e sviluppata bene, senza prendere appunti. 

La narrativa di Anna Beccani è piacevole, scorre bene e non stanca. Lo stile è fresco e adatto alla storia raccontata. Se il lavoro dell'autrice è molto buono, purtroppo non posso dire altrettanto dell'editor. Ci sono parecchi errori (grammaticali e di battitura), specialmente nella prima parte, e questo è un peccato perché non valorizza al massimo il bel lavoro dell'autrice

La storia è talmente articolata e costruita su più livelli (dettaglio molto importante in un fantasy!) che non cercherò di raccontarvela perché finirei per fare pasticci. Vi basti sapere che ha coinvolto anche me che di fantasy non ci capisco poi molto!
L'unico punto su cui mi sento di poter fare un appunto da profana-del-genere è il tempo. Il tempo nel romanzo non è scandito secondo l'ordine "normale" delle cose, ma scorre veloce e, allo stesso tempo, lentamente. Ci ho messo un pochino ad entrare nelle tempistiche del romanzo. Gli anni passano come secondi e le azioni durano nanosecondi. Il ritmo del tempo è frenetico, mentre le azioni sembrano svolgersi secondo le regole del "nostro" tempo. Ecco, per una che non legge fantasy, vedersi crollare anche l'unica certezza che resta, ovvero il tempo, è spiazzante e, siccome non era spiegato immediatamente il nuovo tempo, mi sono sentita un po' a disagio. Poi, con lo scorrere dei capitoli e delle avvincenti vicende, questo disagio scompare per lasciare spazio ad avventura, cambiamento ed amore.

Io non sono la persona più indicata per consigliarvi o meno questo libro. Non ho termini di paragone. Credo che se siete appassionati del genere non dovete fare altro che provare a leggerlo, dare una possibilità ad Anna Beccani e decidere da voi. Io credo che lo stile dell'autrice non vi lascerà delusi (io ne sono rimasta piacevolmente colpita) e che la storia vi conquisterà.
Aspetto con ansia di ricevere qualche commento da chi ha più capacità di me di giudicare un fantasy e ha letto questo bel libro. Alla prossima!

giovedì 10 dicembre 2015

La porta, Magda Szabò.

Titolo: La porta.
Autore: Magda Szabò.
Casa Editrice: Einaudi.
Pagine: 259.

Trama: È un rapporto molto conflittuale, fatto di continue rotture e difficili riconciliazioni, a legare la narratrice a Emerenc Szeredás, la donna che la aiuta nelle faccende domestiche. La padrona di casa, una scrittrice inadatta ad affrontare i problemi della vita quotidiana, fatica a capire il rigido moralismo di Emerenc, ne subisce le spesso indecifrabili decisioni, non sa cosa pensare dell'alone di mistero che ne circonda l'esistenza e soprattutto la casa, con quella porta che nessuno può varcare. In un crescendo di rivelazioni scopre che le scelte spesso bizzarre e crudeli, ma sempre assolutamente coerenti dell'anziana donna, affondano in un destino segnato dagli avvenimenti più drammatici del Novecento. Pubblicato in Ungheria nel 1987, ma in qualche modo disperso negli anni della transizione politica, La porta è il romanzo che ha rivelato la più grande scrittrice ungherese contemporanea.


Non conoscevo Frau Szabò (come la chiama amichevolmente Hermann Hesse), ma dopo aver visto l'ennesimo video di una delle mie booktubers preferite nel quale lo consigliava molto caldamente, mi sono lasciata convincere. 
Frau Szabò ha una capacità di coinvolgere il Lettore che pochi scrittori hanno. Il suo stile è tutto particolare: intimo, ma diretto; semplice, ma ricercato; scarno, ma ricco. Uno stile che ti cattura e ti avvinghia tra i suoi tentacoli. Non si può scappare dalla narrativa di Frau Szabò. E' proprio impossibile.

Il romanzo è un racconto intimo e famigliare. Ma non parla di una famiglia "di sangue", ma di una famiglia "di scelta", di persone che non sono legate da vincoli di sangue, ma che si sono scelte. Nell'infinità di persone che popolano questo mondo, Emerenc ha scelto proprio la narratrice come sua "famiglia". Il libro narra la vita quotidiana di queste due donne così diverse che si trovano a trascorrere una parte delle loro vite insieme, tra incomprensioni, scoperte, modi di pensare e abitudini, completamente diversi.
Emerenc è una vecchia. E' sempre stata a servizio. Ha cambiato tante case e tanti padroni (sì, perché lei ancora si rivolge all'uomo di casa chiamandolo "padrone"): un avvocato, il signor Grossman,... In ogni casa ha lasciato qualcosa di sé e, a volte, ha ricevuto qualcosa in cambio. Ora vive nella via. Fa la portinaia e si occupa di tutto e tutti come una Madre instancabile.
La narratrice, Magda, è una scrittrice che piano piano si fa strada nel panorama editoriale ungherese. Non riesce a mantenere ordine nella propria casa e nella propria vita, quindi assume Emerenc per farsi aiutare in casa. Non ha figli, ma è sposata con uno scrittore taciturno e saggio. 
Tra queste due diversissime creature, rappresentanti inconsapevoli di due mondi agli antipodi, si instaura un rapporto affettivo fatto di divieti, piccole concessioni, rancori e riappacificazioni. Emerenc poco alla volta, frammentariamente, si racconta alla narratrice (e al Lettore). La narratrice, altrettanto lentamente, si affeziona alla vecchia e alle sue stranezze, ai suoi divieti e a quella Porta che nessuno può varcare e che separa il mondo dal Mondo Segreto di Emerenc. 
Ed è proprio la Porta il nodo di tutta la vicenda. Quella Porta, che idealmente e fisicamente separa il mondo (ipocrita, falso, costruito su illusioni, cattivo e crudele, ma anche dolce e amico) dal Mondo Segreto di Emerenc (fatto di ricordi, animali e intimità), costituisce il muro, la barriera, che Emerenc si è costruita per ripararsi dal mondo. La sua vita è stata duramente colpita da eventi tragici (dalla morte dei gemellini all'abbandono da parte dell'amato; dalla morte al rifiuto da parte della famiglia) e quella Porta le permette di ripararsi da altre disgrazie. Dietro la Porta si è costruita un Mondo di certezze: gli animali, i mobili, il loversit. Solo il tenente colonnello e Viola (il cane adottato dalla narratrice, ma allevato da Emerenc) hanno varcato, negli anni, quella Porta. Tutti gli altri vivono nella curiosità, ma non sono mai stati ammessi nel Mondo Segreto. Quando il rapporto tra le protagoniste si fa più stretto, Emerenc lascia entrare anche la narratrice. Ammettendola nel suo Mondo, la accoglie come figlia, come persona fidata.

Da questo momento il libro si fa ancora più coinvolgente, più intimo e personale. Le scelte di Emerenc, da una parte, e della narratrice, dall'altra, danno il via ad una spirale di eventi, incomprensioni e perdoni che nemmeno in una famiglia "di sangue" potrebbero essere così intensi e così veri. 
La narratrice diventa co-protettrice dei segreti nascosti dietro quella Porta, diventa custode del Mondo che Emerenc si è costruita, delle apparenze, delle credenze e delle aspettative. Quello che davvero importa alla vecchia è mantenere il suo status di mistero, perfezione e rispetto. Non desidera altro dalla vita. E non sembra, detta così, una cosa così impossibile, se non fosse che, proprio la vita, si fa beffa di Emerenc e fa cadere quella Porta, quel muro, che per anni l'aveva protetta. Il dolore per quella violazione, per quel cambiamento forzato, per quella mancanza di rispetto del libero arbitrio, colpisce la vecchia nel profondo, fino al tragico epilogo.

Come detto, il libro racconta una storia famigliare. Ma anche una storia di amicizia, un rapporto generazionale e un rapporto madre-figlia. Sì, perché Emerenc e Magda sono tutto questo. Sono una famiglia, molto particolare, ma una famiglia. Sono due amiche, si confidano (soprattutto Emerenc si racconta a frammenti) e litigano. Sono due generazioni a confronto: Emerenc vive ancora in un mondo dove il rapporto padrone-servo è forte e va rispettato, dove i ruoli sono fondamentali e le apparenze contano più della realtà; Magda vive alla giornata, in un mondo fatto di parole e pochi fatti, e crede fermamente che il rapporto padrone-servo sia obsoleto (Emerenc non è la serva, ma parte integrante della vita famigliare, un membro della famiglia). Sono madre e figlia, perché Emerenc si comporta con Magda come si sarebbe comportata con la  figlia che non ha mai avuto.
I temi e i sentimenti tirati in ballo sono moltissimi e toccano le corde più profonde del Lettore. Questo libro ha la capacità di scatenare sensazioni e sentimenti diversi nel Lettore in base alla sua età e alle sue esperienze. Sono convinta che chi lo ha letto non avrà trovato tutte le cose che ho trovato io, ma ne avrà trovate altre, diverse e altrettanto importanti.
Perciò, dopo tutte queste chiacchiere, vi consiglio di leggere Frau Szabò. Vi consiglio di lasciarvi trasportare dalla sua narrativa e dalle sue emozioni (che diventeranno le vostre). Vi auguro di poter varcare la soglia di quella Porta, come ho fatto io, e di trovarvi quel che più cercate. Perché la Porta di Emerenc è un po' anche la nostra; è quella maschera dietro cui ci nascondiamo quando diciamo "Sto bene" e invece stiamo morendo dentro; è quel sorriso che ci stampiamo in faccia anche quando vorremmo piangere. Tutti abbiamo la nostra Porta e, forse, Frau Szabò riuscirà a farci capire che gli Eletti che la possono varcare non entrano con prepotenza, ma in punta di piedi, per sostenerci e aiutarci, se glielo permettiamo.

Come sempre quando un libro mi appassiona, la chiacchierata è andata per le lunghe. Vi ringrazio per avermi letta fino in fondo e per essere passati anche oggi per di qua. Alla prossima!

mercoledì 9 dicembre 2015

Presentazione #18. Spectrum.

Salve lettori!
Oggi sono qui a presentarvi Spectrum e il suo primo fumetto, pubblicato nel 2015 da Nero Press. Su richiesta dell'autore e della sua social media manager questa presentazione sarà un po' diversa dalle altre, infatti quelle che leggerete di seguito saranno le parole dell'autore e dei suoi personaggi. 
Da qui in poi non leggerete le mie parole, ma quelle di un autore e del suo personaggio che vogliono catapultarvi in un mondo tutto nuovo. Siete pronti?!
Partiamo!

Honey Venom è una “strega naturale”, ovvero una persona nata sotto la benedizione di Satana. Vive e si muove in un mondo cupo e gotico, simile all'Italia del XIX secolo. 
Il concetto delle storie di SPECTRUM è di ribaltare i punti di vista convenzionali. La vicenda viene quindi narrata dal punto di vista di quelli che sono i “cattivi” (le streghe, appunto) mentre i cosiddetti “buoni” (gli umani, i cavalieri, i santi e chi più ne ha più ne metta) interpretano il ruolo degli antagonisti. Spesso li disegno in modo grottesco e li rappresento come stupidi, bigotti e crudeli. Fra di loro vi sono, comunque delle eccezioni.
Quindi le fiabe di Honey sono tutto il contrario delle fiabe convenzionali.
Honey è una donna di bassa statura, non si sa bene quanti anni abbia, né quale sia il suo vero nome o da dove provenga. Circa un metro e sessanta di altezza, occhi verde smeraldo, capelli rossi, pelle pallidissima (tanto pallida che quando vuole far paura può farsi passare per un “morto inquieto”, un cadavere che cammina).
Vive in una casetta (la classica casetta delle streghe) situata in un luogo imprecisato del Bosco Semprebuio, assieme alla sua compagna Elysabeth, detta Elyss – detta Lentiggini (solo Honey la chiama in quest’ultimo modo). Elyss è una strega anche lei, ma di altre origini, non è nata tale: lo è diventata per una sua scelta personale.
Honey combatte contro le cosiddette “forze del bene” rappresentate dal “Santuario” (la versione della Chiesa del suo mondo), dai vari santoni di turno, dagli zeloti, cacciatori di streghe, bigotti, paladini e quant’altro. Ma nelle sue storie deve vedersela anche con i “fratelli” delle tenebre i quali non sono sempre amichevoli come si vorrebbe. E quindi lupi mannari, vampiri, necrofili, cannibali e chi più ne ha più ne metta.
Honey viene spesso sottovalutata dai suoi nemici, per le seguenti ragioni:
1. è una donna;
2. è bassa;
3. è molto carina;
Ovviamente, lei usa questi fattori a proprio vantaggio. La sua tecnica preferita è proprio quella di farsi sottovalutare.

Honey è gay, e Elyss è la sua fidanzata. Questo fattore la rende ulteriormente ai margini della sua società, ed è un altro motivo per cui i “maschi” la odiano: è donna, è libera, è strega e non ha nemmeno bisogno di loro, degli uomini, perché è lesbica. 
Il fattore gay non è il perno centrale della storia, anzi non c’entra gran che: i miei fumetti non parlano dell’omosessualità di Honey, anche se questa viene esplicitamente mostrata. Si tratta comunque di un elemento importante, perché caratterizza il personaggio. Non sono molti i fumetti dove il/la protagonista è gay e dove il tema centrale del fumetto non sia l’orientamento sessuale del personaggio. Da quanto mi dicono lettori e lettrici gay, la cosa è apprezzata, perché in qualche modo va a “sdoganare” l’orientamento sessuale rendendolo come una cosa scontata, normale, sulla quale non vale nemmeno la pena perdere tempo a spiegare niente: è così e basta. 
Questo non significa che nelle mie storie non vi siano riferimenti alle tematiche sociali come l’uguaglianza, i diritti e la libertà. Se leggerai i miei fumetti ti renderai conto che le mie storie sono infarcite di questi elementi, anche se non vengono manifestatamente dichiarati o posti come il tema centrale della vicenda.

Honey Venom è una bellissima quanto letale strega, parto della matita graffiante di Spectrum. Nata in autoproduzione, dopo aver incrociato la strada con noi di Nero Press, ha trovato subito casa. Sì, perché Honey, oltre a essere un personaggio magnetico e affascinante, è anche la nostra “pop star”: con lei, infatti, inauguriamo la collanaIndaco, dedicata al fumetto e alle graphic novel. La cosa che striscia dall’Inferno è il primo di una serie di albi che vedranno Honey protagonista. Ma lasciamo che sia lei stessa a presentarsi: 
Salve, zucchette! Io sono Honey e di mestiere faccio la strega. Finora le mie avventure si sono svolte nel minuscolo mondo degli albi autoprodotti ma, come potete ben vedere, le cose sono cambiate. Eh sì, santo diavolone! Ora abbiamo un editore! Abbiamo, certo, perché nelle mie sanguinolente scorribande non sono mai da sola: goblin, folletti, demoni, diavoletti, la nostra cerchia di amicizie è piuttosto variegata. E poi c’è lei, sì, lei, la tenebra dei miei occhi, la megera del mio cuore, con le sue lentiggini e quelle tette che sfidano tutte le leggi di gravità. Elyss è la mia altra metà dell’inferno e se voi zucchette pensate che una coppia di streghe – ma coppia sul serio! – sia una cosa inusuale, attenti a voi perché sono piuttosto permalosa. Avete visto le mie lame no? Sono certa che nessuno di voi vuole sentirle sulla giugulare. Diciamo che non ci piacciono i pavidi e i bigotti, quindi se non avete lo stomaco forte e le menti aperte filate pure alla larga e guardatevi le spalle. 
Honey Venom – La cosa che striscia dall’Inferno (attenzione: contenuti espliciti!) è disponibile in prevendita fino all’8 dicembre a soli 10 euro comprese spese di spedizione.

Ma chi è Spectrum?! Scopriamolo insieme.

Spectrum è un ex monaco buddista che scrive e disegna fumetti horror gotici a forti tinte erotiche. È nato nel 1972, ha incontrato e frequentato folletti fino al 1978, dopodiché ha iniziato a raccontare e disegnare storie su mondi lugubri e fantastici. 
Non ha più smesso. 
Il suo primo volume a fumetti, Honey Venom e la Cosa che striscia dall’Inferno è stato pubblicato da Nero Press nel 2015, dopo una lunga serializzazione online in forma di webcomic.


La presentazione finisce qui. Io ringrazio infinitamente la social media manager di Spectrum per avermi contatta ed avermi chiesto di ospitare sul mio blog questa presentazione. Io sono rimasta molto incuriosita da questa graphic novel. Non leggo spesso fumetti, ma potrei fare un'eccezione per un lavoro di questo tipo. Se siete rimasti colpiti, se avete domande o semplici curiosità, commentate qui sotto! 
Alla prossima! E, come sempre, grazie per aver letto ed essere passati per il mio blog!

mercoledì 2 dicembre 2015

Promozione natalizia: Flamefrost (1,2 e 3).

Salve lettori!
Tempo fa avevamo conosciuto Virginia Rainbow e i suoi lavori Flamefrost 1,2 e 3 (se non ve la ricordate potete recuperare il post qui).
In occasione del Natale, l'autrice ha pensato ad una speciale promozione per i suoi lettori. Ho deciso di ospitarla quindi un'altra volta qui sul blog per presentare questa sua iniziativa.



Carissimi lettori, amici....
in questo periodo natalizio ho pensato di offrirvi una promozione particolare riguardante la mia trilogia FLAMEFROST! Ho già fatto una promozione del genere in occasione del mio compleanno, ma a Natale, si sa, è tempo di regali!
Se volete farlo a voi stessi o ai vostri amici, ecco cosa vi offro!
Tutte le persone che mi contatteranno in chat entro il periodo dal venerdì 27 Novembre al giovedì 10 Dicembre potranno acquistare la mia trilogia a un prezzo speciale. Basterà prendere il primo e il terzo volume per avere IN REGALO il secondo!
A tutti gli amanti del CARTACEO che aspettano il momento buono per leggere la mia trilogia o per fare un bel regalo ad un amico lettore... questo è il momento giusto!
Vi aspetto!



Perciò, se siete interessati, affrettatevi! Avete ancora pochi giorni per approfittare di questa promozione! 

martedì 1 dicembre 2015

Snapshots #8.

Salve lettori!
Adesso che sono rientrata in Italia (sigh!) riprendono gli appuntamenti con le rubriche abituali. Oggi sono qui a scrivere le snapshots di novembre, anzi no!, del trimestre settembre-novembre, ovvero dell'intero periodo che ho passato a Plymouth. 
Vi ricordate ancora come funziona questa rubrica? Vi elencherò un libro, una canzone, una copertina e un film che hanno segnato l'ultimo periodo. 

Un libro.

Appena arrivata in Inghilterra mi sono fiondata in libreria. Volevo iniziare subito a leggere qualcosa in lingua per immergermi completamente nell'atmosfera. Tra i libri che avevo acquistato c'era anche Eleanor & Park di Rainbow Rowell, ma non l'ho letto subito. L'avevo acquistato perché mi piaceva moltissimo la copertina e perché c'era una speciale offerta 'prendi due e uno lo paghi la metà'.
Ad inizio novembre, dopo alcune letture più o meno soddisfacenti, ho preso in mano questo. Una vera e propria rivelazione!
Questo libro mi è piaciuto tantissimo. Ma proprio tanto eh!
Se vi siete persi la mia recensione, la trovate qui. Anche se può sembrare esagerato, credo che questo libro sia entrato di diritto tra i miei 'imperdibili' oltre che tra i miei 'preferiti'. 
Non so, mi ha regalato emozioni e momenti incredibili. Un libro per ragazzi, ma anche per i più grandi, perché l'amore non guarda l'età di nessuno.

Una copertina.

Waterstones era diventata la mia seconda casa a Plymouth. Ci entravo anche solo per fare un giretto (anche perché con le limitazioni di peso per il volo, quanti libri vuoi acquistare?). Se non ero già innamorata prima di vederle dal vivo, una volta viste e toccate con mano le edizioni dei classici della Penguin (Penguin Clothbound Classics) sono proprio partita per la tangente.
Sono edizioni bellissime, da collezione. 
Peccato che il costo non sia del tutto abbordabile, almeno non per tutti i titoli della collana. Ma sono bellissime.

Un film.

Il film di questo trimestre è assolutamente Brooklyn. Sono andata al cinema alcune volte mentre ero via, ma questo film è il più bello che ho visto, oltre che uno dei miei nuovi film preferiti.
Vi basti sapere che è un historic drama ricco di emozioni, ambientazioni e sentimenti.
Trovate il mio parere sul film qui



Una canzone.

Essendo stata in Inghilterra, non sono molto ferrata sui brani italiani. Quel poco di musica che ascoltavo era, ovviamente, in inglese. E il fenomeno degli ultimi tempi, in Inghilterra come in Italia credo, è il ritorno di Adele. Quindi non posso che citare lei. A Plymouth era Adele, Adele, Adele. 



Le snapshots finiscono qui. Aspetto di conoscere i vostri preferiti degli ultimi mesi.
Alla prossima!

lunedì 30 novembre 2015

Plymouth. Week #12.

Salve lettori!
Oggi non è domenica, ma sono qui a scrivere (in ritardo!) la weekly da Plymouth, l'ultima. Sono infatti rientrata in Italia venerdì scorso dopo tre mesi passati in terra inglese. Sono stati tre mesi molto speciali. Ho imparato tanto e scoperto tante cose. Ma era tempo di tornare a casa, anche perché presto è Natale. E che Natale è se non sei a casa?

Mount Edgecumbe
Il progetto MoVE2015 mi ha permesso di fare un'esperienza lavorativa ed umana all'estero che non tutti hanno la fortuna di fare. So di essere stata molto fortunata.
Sono partita in un momento in cui tutto mi sembrava ancora più difficile del solito e molto, ma molto, più grigio. Alla fine dell'estate ero stanca e stufa della mia situazione e partire per un po' mi ha fatto molto bene.

Ho capito che mi piace lavorare. A fine giornata vedi che hai prodotto qualcosa, vedi dei risultati. Quando torni a casa sei soddisfatto e puoi staccare e fare altro, senza quella costante spada di Damocle sopra la testa che ti ricorda che avresti potuto studiare qualche pagina in più o frequentare un corso in più.
Ho imparato a stare da sola. Ad arrangiarmi ed andare avanti anche se ho qualcosa che non va. 
Ho imparato a camminare nel mondo e tra le persone senza guardare per terra. Perché anch'io valgo (e soprattutto al lavoro me lo hanno fatto capire, apprezzando il mio lavoro e il mio impegno) e anche a me piace guardare il sole che splende.

Tramonto a Ernesettle
Ho capito che un po' "inglese" lo sono. Mi piacciono i posti, le storie, le ambientazioni. Amo cercare i luoghi di zia Jane (Austen, ndr) e zia Emily (Bronte, ndr), però casa è sempre casa. 
Non ho incontrato zia Jane o zia Emily, ma a Plymouth ha vissuto zio Conan Doyle.
Ho imparato a bastarmi quando le persone a cui voglio bene mi mancavano tantissimo. E ho capito chi conta davvero nella mia vita.
Ho conosciuto grandi persone, ma anche qualche parassita. 
Ho migliorato il mio inglese e le mie competenze.

Plymouth vista da Royal William Yard
Ho capito che non posso girare per il Devon senza un Lactoflorene in borsa.
Ho appreso per certo che gli inglesi non girano sempre con l'ombrello. E' una leggenda metropolitana.
Ho visto bambini al guinzaglio, vecchiette con i capelli arcobaleno e outfit che manco Enzo e Carla riuscirebbe a migliorare. 
Ho "celebrato" Halloween secondo la tradizione british
Ho assaggiato cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. 

Dopo questa esperienza posso dire di essere cambiata. Ho più consapevolezza di me, delle mie capacità. E, forse, comincio a fare chiarezza tra quello che voglio e quello che gli altri vogliono da me. 
Dopo questi tre mesi a Plymouth ho capito che posso e voglio essere felice. La felicità non è raggiungere ciò che gli altri si aspettano che tu raggiunga, ma rincorrere ciò che ci soddisfa e ci fa alzare ogni giorno con il sorriso. La felicità è la capacità di non fermarsi, di restare sempre in movimento, di scoprire e di essere curiosi.

Plymouth mi rimarrà nel cuore. E probabilmente ci tornerò. Questa esperienza ha segnato un passaggio importante nella mia vita. Plymouth è stato il luogo di questo passaggio. 
Come avrete ben capito, io sono felicissima di aver fatto questa esperienza (se non si era già capito nelle scorse settimane!). Spero di avervi tenuto compagnia in queste settimane con questa weekly. 
Aspetto i vostri commenti e le vostre impressioni!
Alla prossima!

lunedì 23 novembre 2015

Eleanor & Park, Rainbow Rowell.

Titolo: Eleanor & Park.
Autore: Rainbow Rowell.
Casa Editrice: Orion.
Pagine: 329.

Trama: La loro storia inizia una mattina, sul bus che li porta a scuola. Park è immerso nella lettura dei suoi fumetti e perso tra le note degli Smiths, Eleanor si siede accanto a lui. Nessun altro le ha fatto posto, perché lei è nuova e parecchio strana. Il loro amore nasce dai silenzi, dagli sguardi lanciati appena l’altro è distratto. E li coglie alla sprovvista, perché nessuno dei due è abituato a essere il centro della vita di qualcuno. Tra insicurezze e paure, Eleanor e Park si scambiano il regalo più grande: amare quello che l’altro odia di sé, perché è esattamente ciò che lo rende speciale. Sarà la loro forza, perché, anche se Eleanor non sopporta quegli sfigati di Romeo e Giulietta, anche il suo legame deve fare i conti con un bel po’ di ostacoli, primo fra tutti la famiglia di lei, dove il patrigno tiranneggia incontrastato. Riusciranno i due ragazzi, per una volta nella vita, ad avere ciò che desiderano?


Prima di iniziare a parlare di questo libro (classificato come young adult, ma che definire solo così mi sembra riduttivo perché è molto di più), credo sia giusto riportare quello che l'autrice scrive per presentarci i due personaggi del suo romanzo.

Park. Park ha 16 anni. Assomiglia a sua madre. E litiga con suo padre. E pensa che la sua vita sarebbe più facile se avesse la patente. Potrebbe guidare per andare a scuola e ascoltare la sua musica punk rock forte quanto gli pare, e potrebbe smettere di pensare agli scherzi sul bus. Nel frattempo, Park ha deciso che la cosa migliore da fare è essere invisibile. Se nessuno può vederti, nessuno può prenderti come bersaglio.

Eleanor. Eleanor ha 16 anni. È la nuova arrivata a scuola. E l'ultima arrivata a casa - il suo patrigno l'ha lasciata tornare a casa dopo averla buttata fuori un anno prima. E tutto ciò che vuole dalla vita è sopravviverle. Tutto ciò che vuole dagli altri è essere lasciata sola. Eleanor ha ribelli capelli rossi e bizzarri vestiti. È il tipo di persona che tutti guardano, anche se lei sta fissando il pavimento. Eleanor non può essere invisibile, nemmeno provandoci. 

Park è l'unico ragazzo asiatico del vicinato. Non ha molti amici, ma ha smesso da tempo di essere bersaglio di scherzi e commenti. Siede sempre sul fondo del pulmino e legge i fumetti per dimenticarsi del mondo che lo circonda. Park sembra aver trovato un discreto equilibrio e si crogiola tra i suoi supereroi e la musica punk rock. Ma il suo mondo viene sconvolto quando, sul pulmino, sale Eleanor, capelli rossi, vestiti bizzarri e quello sguardo perso da 'primo giorno in una scuola nuova'. Vuoi per gentilezza, vuoi per scelta obbligata, Park le lascia il posto vicino a sé. Si forma così una coppia davvero strana: il ragazzo asiatico, nerd al punto giusto e dall'anima punk rock, e la ragazza nuova, capelli rossi e aspetto imperfetto. 

Rainbow Rowell riesce a raccontarci attraverso questi due personaggi una storia alla Romeo e Giulietta (non finisce in tragedia, tranquilli!), una storia d'amore adolescenziale in cui tutti possono riconoscersi e che ci racconta come l'amore, quello vero, non guarda la carta d'identità di nessuno. Leggendo queste pagine ci si ritrova a sorridere e sospirare come i personaggi, perché ci siamo sentiti tutti così almeno una volta nella vita. Non importa a che età ci siamo innamorati, ma abbiamo sentito anche noi le farfalle nello stomaco, abbiamo desiderato anche noi qualcuno, abbiamo detto a qualcuno 'ti amo' per la prima volta.
He'd roll the thought over in his head until the next time he saw her. In class, at her desk. On the bus, waiting for him. Reading alone in the cafeteria. Whenever he saw Eleanor, he couldn't think about pulling away. He couldn't think about anything at all. Except touching her. Except doing whatever he could or had to, to make her happy.
Le fasi dell'innamoramento ci sono tutte: avvicinamento, conoscenza, simpatia, affetto, amore, passione. Davvero leggendo questo romanzo ci si trova a rivivere sensazioni ed esperienze vissute, come se fossimo noi gli attori di questa vicenda. 
Nel romanzo, ovviamente, il tema centrale è l'amore (tra adolescenti nello specifico), ma non mancano tematiche di fondo come bullismo, violenza domestica, amicizia, accettazione del diverso e famiglie allargate. Tutti questi temi sono trattati con estrema delicatezza per far capire anche al pubblico più giovane come certi comportamenti e certe situazioni non sia corretti. La Rowell non regala morali, ma lanciando sassolini qua e là lascia al Lettore il tempo per riflettere e tirare le proprie conclusioni sui temi più spinosi e quotidiani per un adolescente di questi tempi.
Did she miss him? She wanted to lose herself in him. To tie his arms around her like a tourniquet. If she showed him how much she needed him, he'd run away.
La storia di Eleanor e Park fa sospirare, piangere, esultare e ricordare. Lo stile è diretto e tocca le corde giuste. È un libro adatto a tutte le età, non solo per i giovani lettori. Di tanti libri classificati come young adult, credo che questo sia uno dei più belli (e non per nulla è tra i bestseller consigliati dal New York Times). Io l'ho acquistato per caso  (tanto per cambiare!) perché appena arrivata in Inghilterra cercavo qualcosa di semplice da leggere. La copertina mi aveva catturata subito (in effetti è bellissima), ma non mi ero decisa subito ad acquistarlo, e non l'ho acquistato immediatamente, ma durante una successiva visita in libreria. Però ne vale la pena. Il libro è proprio bello. Si legge velocemente e con molto piacere. Se la storia mi è piaciuta, se lo sviluppo mi è piaciuto, se il finale mi aveva lasciata in sospeso e con una punta di amaro in bocca che cercava di coprire tutta la dolcezza che avevo letto in 325 pagine, la nota finale dell'autrice mi ha aperto un mondo (e non solo nei confronti di questo libro, ma dei libri in generale).

WHAT ARE THE THREE WORDS? [...] I knew the readers would assume those three words were 'I love you'. I want readers to assume that. It's the obvious answer - and it's a happy answer. Wouldn't be lovely if Eleanor finally said, 'I love you'?  But I can't bring myself to confirm that interpretation. [...] I mean, I created Eleanor and Park. I should be able to tell you, concretely, what it says on the postcard. But there's something about that moment between them...It's the end of the book, and we're getting ready to leave the characters. Their story is about to become their own again (if you imagine that characters keep on living after you close a book; I do). [...] In that moment, as the author - the voyeur-in-chief - it didn't feel right to read it, to share it. [...] I think I did give them a happy ending. I mean, I know it's not really an ending; there aren't wedding bells and sunsets. This isn't the end for these two people. It's just where we leave them. But they're 17 years old. I don't believe that 17-years-old get happy endings. They get beginnings. This is the end of the story about Eleanor and Park, but it's the beginning of something else. And I have so much hope for them.

Noi tutti, in qualità di Lettori, siamo ammessi nel mondo di personaggi che erano e continueranno ad essere anche quando avremo finito di leggere un libro. Quindi, proprio perché ogni personaggio ha un 'prima' e un 'dopo', non possiamo aspettarci sempre l'happy ending o una conclusione. Dobbiamo essere pronti ad accettare una continuazione oltre il libro o un finale aperto. Dobbiamo usare la nostra immaginazione, riflettere e guardarci attorno perché, chi l'ha detto che, girando la testa, non ci capiti di vedere un ragazzo asiatico e una ragazza dai ribelli capelli rossi che si tengono per mano e ci sorridono?!
Se questo libro mi ha lasciato qualcosa, al di là della storia e dei contenuti, è di 'lasciare andare' i protagonisti dei libri che leggo e non pretendere necessariamente di sapere tutto fino alla fine. 

Io vi consiglio di leggerlo. Non aspattatevi un young adult come tanti altri. Qui troverete molto di più. E, arrivati alle ultime righe, vi troverete a sospirare. Amerete Eleanor e Park, affronterete con loro la vita e vi innamorerete di nuovo (e non solo del libro!).
Aspetto i commenti di chi lo ha già letto. Alla prossima!

domenica 22 novembre 2015

Plymouth. Week #11.

Salve lettori!
È domenica ed è tempo di weekly. Questo è l'ultimo appuntamento in diretta da Plymouth perché venerdì torno in Italia, ma non sarà il post conclusivo di questa rubrica. Mi riservo di scrivere il post finale una volta rientrata a casa, per chiudere con un bel bilancio finale...
Le settimane sono volate ed è tempo di pensare a far le valigie. Davvero non so come farò a far stare tutto nel mio bagaglio e la cosa più difficile sarà separarmi da alcuni dei libri acquistati perché sono davvero troppi. Ho deciso di regalare i libri che non posso portare con me alla struttura dove lavoro e dove c'è una piccola free library. In questo modo qualcuno potrà leggerli ed amarli come ho fatto io.

Oggi è la mia ultima domenica in terra inglese e la mia host-family ha pensato bene di portarmi in gita. Siamo stati in un piccolo villaggio nel bel mezzo del Dartmoor Park dove c'è un pub molto particolare... L'Highwayman Inn è un pub a forma di stivale (ebbene sì!, io ho trovato lo stivale di Gulliver) e all'interno è assolutamente bizzarro e unico. Una cosa pazzesca tra kitsch, gotico e non so che altro. Dentro ci si trova di tutto, dalla poltrona di Dracula all'arredamento tipico della nave di Jack Sparrow, dalle statue egizie ai trofei da caccia. Una cosa da vedere.

Per quanto riguarda le letture, ho terminato ieri Eleanor & Park di Rainbow Rowell e la recensione è pronta, ma uscirà sul blog domani perché oggi non volevo pubblicare due post. Vi posso solo anticipare che mi è piaciuto proprio tanto e che ve lo consiglio. Stasera inizierò il mio secondo Jodi Picoult con Keeping Faith. Spero davvero vada meglio che con il precedente.

Con questo post chiudo la serie di weekly da Plymouth e vi do appuntamento alla prossima settimana per il bilancio di fine esperienza. Alla prossima!

lunedì 16 novembre 2015

Picture perfect, Jodi Picoult.

Titolo: Picture perfect.
Autore: Jodi Picoult.
Casa Editrice: Hodder.
Pagine: 436.

Trama: Una donna si risveglia in un cimitero, ferita e sanguinante, senza ricordare nulla. Non sa cosa sta facendo lì e nemmeno chi è.
Viene salvata da un poliziotto, appena arrivato a Los Angeles. Dopo giorni di attesa, viene colta completamente di sorpresa quando finalmente viene identificata da Alex Rivers, star numero uno di Hollywood e suo marito. 
Cassie è scioccata e incredula a causa della favola nella quale si ritrova. Ma non tutto è come sembra, e c'è qualcosa di oscuro e disturbante dietro la bella facciata. Solo quando piano piano la sua memoria torna, la sua vita perfetta inizia a crollare sotto il peso della verità e Cassie si trova a dover affrontare scelte che non si sarebbe mai sognata di dover affrontare.


Ho ricevuto questo libro in regalo dalla mia host-mum. Non avevo mai letto prima Jodi Picoult, ma mi sembrava un buon libro da leggere in lingua originale e fare pratica. Essendo un regalo, l'ho accettato a scatola chiusa, senza ben sapere cosa aspettarmi. 
Devo ammettere che inizialmente ho fatto molta fatica. L'ho addirittura abbandonato per poi riprenderlo alcune settimane dopo. 

Il libro si apre con Cassie che si risveglia in un cimitero, sanguinante, ferita e senza memoria. Viene soccorsa da Will Flying Horse, un poliziotto di origine indiana appena arrivato a Los Angeles. Subito scatta la meccanica del romanzo d'amore. Lei è spaventata, non sa dove si trova, è ferita. Lui la porta in salvo, la cura, cerca di aiutarla a capire chi è e cosa ci faceva in quel cimitero. Dopo dieci minuti lui è già innamorato e geloso (quando Alex arriva a riprendersi la moglie). Lei è indecisa se mettere il piede in una seconda scarpa o starsene buona, visto che non si ricorda nulla, e allora opta per stare sul vago e vedere l'evolversi del tutto.
Ecco. A questo punto avevo smesso di leggere. Insomma, sembrava davvero il romanzetto senza sugo e senza storia. Non potevo sopportare oltre la pagina 100 questa telenovela.

Poi però mi sono fatta prendere dallo scrupolo. Questo libro mi era stato regalato e mi sembrava scortese non tentare di andare un pochino oltre. Quindi armata di coraggio e determinazione l'ho ripreso in mano.
Poche pagine dopo il punto in cui avevo lasciato il libro, inzia una lunghissima parte nella quale Cassie, frammentariamente, ricostruisce la sua storia con Alex, la sua vita e quello che le è succeso. Da qui e per almeno 200 pagine, ci si dimentica completamente di Will (povero Will, già innamorato e mai considerato). Cassie inizia a ricostruire la sua vita e salta fuori una vita coniugale caratterizzata da abusi e violenza. Ecco allora che la storia inizia a farsi un pochino più interessante, non perché sia bello leggere di violenza domestica, ma perché il Lettore continua a leggere per vedere quando Cassie finalmente si decide a lasciare questo imbecille che la picchia. E invece no!, lei resta. Per tre lunghi anni lei resta, subisce, accetta e perdona. E tu pensi "Ma perché diavolo non lo mandi a quel paese?!". No. Lei rimane. Vuole essere la crocerossina che redimerà il cattivo di Hollywood e lo farà risorgere come una Fenice. 
Mentre Cassie racconta tutto come un fiume in piena, mi sono trovata più di una volta a chiedermi dove fosse finito Will e quando sarebbe finalmente tornato in scena. Alla fine, sono stata accontentata.
Quando Cassie scopre di essere incinta e scappa da Alex per salvare il suo bambino (che, per inciso, lui aveva messo fin da subito in chiaro di non volere), da chi va la povera sfortuna? Da Will. Ovvio. Cassie confessa tutto, piange, si dispera. E lui, innamorato come prima, la porta dai suoi nonni in una riserva indiana in South Dakota. Qui le cose sembrano migliorare. Nasce il bambino, Cassie si avvicina a Will (che partecipa ad un rituale indiano per addossarsi le sofferenze di Cassie. Una scena molto intensa, primitiva e molto emozionante) e tutto non potrebbe andare meglio.
Poi però torna Alex. Ebbene sì!, non si è buttato da un ponte e darsi all'alcol non gli ha impedito di tornare per riprendersi Cassie. Anzi è stata proprio lei a chiamarlo.

Cassie torna a Los Angeles con Alex (si!, ancora la crocerossina). Will si dispera. E io ho pensato "Lei è scema e Will è un povero pirla". Le mie speranze di vedere Cassie e Will insieme svanivano pagina dopo pagina, tra riunioni, terapie di coppia e paparazzi. Ma alla fine (proprio le ultime 10 pagine), dopo averle prese di nuovo, finalmente Cassie lascia quel delinquente di Alex e, a quanto si può intuire dalle mezze parole, sceglie di essere felice con Will (o almeno lo spero).


Capite bene dopo questo mio lungo monologo che se invece di una recensione sul blog, stessi facendo un video per YouTube, qui un bel hashtag #librodimerda (scusate il francesismo)  non potrebbe che starci bene. Come si fa a trattare un tema delicato come la violenza domestica in modo serio con un incipit da harmony e uno sviluppo affidato alle parole di una protagonista che sembra sempre più scema? Io non avevo mai letto Jodi Picoult, ma tutti me ne avevano parlato bene. Per carità!, il libro è scritto bene, ma è la storia che lascia a desiderare. La violenza domestica non è uno scherzo, è un problema che affligge, purtroppo, tante, troppe, donne. Non si può scriverne con leggerezza. 
Il finale mi è piaciuto. Cassie riconquista la propria libertà e la propria dignità. E il messaggio è positivo, finalmente. 
Non so se ho inziato con il libro sbagliato. Non mi fermerò qui, ho un altro libro della Picoult da leggere e spero sarà migliore di questo. 
Purtroppo non tutti i libri possono piacere. 
Questo non mi è piaciuto. Non tutto almeno, solo in alcune parti (che vi lascio qui per concludere questo interminabile post).

Ridiculous. My heart was pounding, as if I were about to be discovered with a gram of cocaine. It was only a dime-store romance novel, my one vice. I didn't smoke, I rarely drank, I've never done drugs, but I was completely addicted to those stupid books on whose covers an overripe woman lounged in the arms of a drifter. I was so embarassed that I wrapped the, in brown parcel paper, like I used to do with textbooks in elementary school. I would read them on public buses and on the benches outside UCLA, pretending they were anthropological treaties or Pulitzer Prize-winning fiction. (ammettiamolo, tutti noi amiamo dei libri che non ammetteremmo mai di amare)

She didn't say anything, but she didnt't get out of the truck right away, either. Instead they slipped into that comfortable zone where there didn't have to be words. They caught each other's eyes. I love you, Will thought.
I know, Cassie answered. But while he was still savoring that smallest triumph, she slid from the truck and walked right out of his life. (qui ero proprio arrabbiata!, ma davvero eh).

Alla prossima!