mercoledì 31 dicembre 2014

Il mio 2014 libroso...

Fine anno, tempo di bilanci e buoni propositi. Tempo di classifiche e preferenze. Vediamo di andare con ordine...
Secondo Goodreads ho letto 36 libri quest'anno, ai quali vanno aggiunti 4 libri non segnati che fanno parte di un Mammut della Newton Compton che non sono arrivata a finire...Insomma!, in totale i libri sono 40. Guardate che bel numero pieno!
Devo ammettere che sono molto soddisfatta. Tra esami, lezioni e impegni sono riuscita a leggere di più dell'anno scorso. Sono sempre in crescendo e questo mi piace.

Analizziamo un po' questi 40 libri:
  • 19 libri sono classici;
  • 3 libri sono in lingua originale (tanto soddisfatta di averli letti!);
  • 17 libri sono di autori italiani o stranieri, ma contemporanei;
  • 1 libri è tecnicamente un fumetto.

Alcuni libri di questo 2014. 
Leggo sempre più classici. Solo alcuni anni fa non mi piacevano, invece ad oggi sono quelli che mi soddisfano maggiormente. 


La mia lettura impegnativa del 2014 è stata Lolita di Nabokov. Non si tratta di un volume impegnativo a causa della mole, non è poi così lungo, ma è assai impegnativo per quanto riguarda il tema trattato. Ho trovato geniale la struttura del romanzo, il fatto che il protagonista racconti la sua storia in prima persona rivolgendosi ai giudici e la capacità di Nabokov di far patteggiare il lettore per il protagonista pedofilo. Davvero un bel romanzo!


I tre libri che maggiormente mi sono rimasti nel cuore sono:
  1. The girl in Times Square di Paullina Simons. Letto in lingua originale, l'ho divorato in una settimana o poco più nonostante le sue 700 pagine e oltre (la Simons tende a scrivere sempre enciclopedie). Storia struggente di malattia, amore e rinascita. Bello, bello, bello;
  2. Dracula di Bram Stoker. Romanzo gotico per eccellenza, non credevo potesse appassionarmi così tanto e invece mi ha catturata. Lo stile narrativo, i personaggi e l'ambientazione lo hanno portato tra i miei preferiti in assoluto;
  3. L'amore ai tempi della neve di Simon Sebag Montefiore. Io adoro Montefiore, riesce a catapultarti in un mondo nuovo come pochi sanno fare. Storia intensa, che si svolge tutta in un lasso di tempo breve. Fatti storici e avvenimenti sono ben amalgamati con la storia, ma non potrebbe essere diversamente visto che Montefiore nasce come storico.
Mentre i tre libri peggiori (anche se forse ce ne sarebbe un quarto) sono:
  1. Il gusto proibito dello zenzero di Jamie Ford. Tutti mi consigliavano caldamente questo romanzo. L'ho cercato molto tra bancarelle e negozietti dell'usato. L'ho letto piena di aspettative che sono state puntualmente deluse. Storia fiacca, lenta, piena di potenziale ma priva di slancio. Che delusione!;
  2. La danzatrice bambina di Anthony Flacco. Una storia strappalacrime ogni tanto può anche starci, ma deve almeno essere scritta bene. Qui invece la storia sarebbe stata bellissima, ma sembra scritta con i piedi;
  3. Racconto di un naufrago di Gabriel Garcia Marquez. La lettura di questo volumetto non è stata intenzionale. Mi è capitato tra le mani e l'ho letto. Certo però che dice di più il titolo di tutto il volumetto messo insieme. Letto il titolo hai letto il libro.
Non mi dilungherò ulteriormente su ciò che ho letto e su ciò che mi è piaciuto o meno. Se volete sbirciare tra quello che ho letto, visitate la mia libreria su aNobii o Goodreads (trovate i link nei contatti). Vorrei invece ricordare un fatto importante: è nato questo blog! Dopo molte esitazioni ho deciso di intraprendere questa avventura. Sono contenta perché vedo che c'è chi mi segue e commenta. Spero di migliorare e proporvi sempre cose nuove per tutto il 2015.

Ora i buoni propositi:
  • Leggere Ulisse di James Joyce. Sarà il mio libro impegnativo del nuovo anno. L'ho già acquistato. Mi fa un po' paura, ma sono determinata!;
  • Mantenere gli standard di questo anno che se ne va, ovvero leggere almeno una quarantina di libri, dei quali molti classici, meglio se russi;
  • Mantenere vivo e attivo il blog, pubblicare sempre in pagina e ascoltare i consigli dei fan (che nel 2014 mi hanno fatto scoprire Alice Munro).
Io ringrazio di cuore tutti voi che mi seguite, qui o in pagina. Vi auguro un buon 2015, sereno, pieno di soddisfazioni e ricco di buoni libri!!!
Buon anno!!!

martedì 30 dicembre 2014

Sanditon, Jane Austen.

Titolo: Sanditon.
Autore: Jane Austen.
Casa Editrice: Newton Compton.
Pagine: 128.

Trama: Trasformare la tranquilla cittadina di Sanditon in una stazione balneare alla moda: è questo il sogno di Mr Parker, imprenditore entusiasta e determinato. Charlotte, figlia di un proprietario terriero della zona, è l’eroina di questo romanzo: è tentata dall'idea di Mr Parker ma al tempo stesso comprende le ragioni del padre, restio al grande cambiamento. Sidney Parker è invece il personaggio maschile positivo, interessato al nuovo ma senza l’eccesso caricaturale del fratello. Sarà lui l’uomo giusto per Charlotte?
Il manoscritto di Sanditon fu abbandonato da Jane Austen il 18 marzo 1817, esattamente quattro mesi prima della morte. Era già malata da un anno, ma questo testo non reca tracce di dolore o pessimismo e, sebbene incompiuto, è un chiaro frutto del genio comico che da sempre attraversa la sua vena narrativa.



Volevo arrivare al 31 dicembre senza libri iniziati, così da poter iniziare l'anno nuovo con un libro nuovo. Spulciando tra i libri in attesa di lettura ho trovato questo piccolo gioiellino targato Jane Austen che, non so da quanto, aspettava di essere letto.
Il formato e la lunghezza sono ideali per l'ultima lettura dell'anno. L'unico rimpianto è che sia un'opera incompleta. Un vero peccato! Questo breve racconto ha la potenza dei grandi capolavori della Austen. Se fosse stato sviluppato e terminato non avrebbe avuto nulla da invidiare ai famosi Orgoglio e pregiudizio o Persuasione
Molto piacevole sia dal punto di vista strutturale che dal punto di vista narrativo, Sanditon è un lavoro austeniano dalla prima all'ultima parola. Nulla a che vedere con i noiosi e banali Lady Susan e The Watson (belli anche quelli, ma senza slancio!).
Nella collezione di una fan della Austen questo racconto non può assolutamente mancare. 

lunedì 29 dicembre 2014

Felinia. Non tutte vogliono essere Marilyn. Sketch & Breakfast.

Titolo: Felinia. Non tutte vogliono essere Marilyn.
Autore: Sketch & Breakfast. 
Casa Editrice: Edizioni Dentiblù.
Pagine: 96.

Trama: In questo libro, Felinia racconta la storia della sua vita, fin da quando era una bambina e si doveva adattare, già da allora, alle regole della vita sociale. Schivata e snobbata, prima dai suo compagni di classe, poi dalle amiche e infine, e in particolare dai “maschi della specie umana”, cerca in tutti i modi di adeguarsi, di diventare attraente, di tendenza e sexy... proprio come Marilyn. Purtroppo l’amore di Felinia verso la poltrona e la Nutella, non aiuta questo processo di cambiamento. Forse Felinia non riuscirà a diventare come Marilyn, ma a noi piace così: golosa, pigra e totalmente priva di eleganza!



Seguo, non so più da quando, Sketch & Breakfast su Facebook e non mi sono voluta perdere la ghiotta occasione di avere tra le mani un intero volume curato da questi due talentuosi fumettisti: Simona Zulian (in arte Felinia) e Andrea Ribaudo (in arte Ribosio).
Non si tratta di strisce messe una dietro l'altra, ma di una storia ben strutturata e sviluppata, divertente e, a tratti, irriverente. Le risate sono assicurate!

Felinia racconta la sua vita dalla tenera età fino ad oggi. Fin dall'inizio, la piccola Felinia si trova costretta ad affrontare i problemi di una femmina (trucco, parrucco, apparenze,...). Insomma, il sottotitolo potrebbe essere: "Guida pratica alla sopravvivenza di una giovane donna.". 
Per fortuna, non tutte vogliono essere come Marilyn e, quindi, nemmeno l'incontro con la famosa icona di stile cambierà Felinia.

Una nota a parte meritano i tributi alla fine del volume. Singole vignette di moltissimi fumettisti più o meno noti e seguiti che donano un qualcosa in più al volume che già di per sé è bellissimo. 
Perfetto come regalo per fidanzate, mamme, amiche, nonne e per tutti quei maschietti che non hanno paura di sentirsi un po' Felinia.

venerdì 26 dicembre 2014

IntervistAutore #8: Sara Mazzini.

Ultimo appuntamento con "IntervistAutore" per questo 2014. Sono un pochino in ritardo con l'uscita di questa intervista, ma spero che per Sara, che conosciamo oggi, non sia un problema! Leggete cosa mi ha raccontato.

Nome, Cognome, Età .
Sara Mazzini, in arte Zelda (in omaggio alla moglie di Francis Scott Fitzgerald) , classe 1980.

Professione.
Scrittrice, blogger, casalinga. Per arrotondare insegno l’italiano a domicilio (dato che vivo in Germania).

Aspirazioni professionali.
Mi auguro di potermi dedicare alla scrittura a tempo pieno. Ho una personalità esuberante che mi rende impossibile praticare qualsiasi tipo di lavoro che non sia artistico.

Raccontaci qualcosa di te.
Sono toscana di origine ma dal gennaio 2011 vivo a Monaco di Baviera insieme a mio marito, che è un musicista. Oltre alla scrittura, e naturalmente alla lettura, le mie grandi passioni sono la musica e gli sport in genere. Passivamente seguo soprattutto il calcio: sono una grande tifosa del Bayern München e vado allo stadio ogni volta in cui riesco a trovare un biglietto. Attivamente pratico yoga, arti marziali e pattinaggio su strada e su ghiaccio. Non amo proprio stare ferma, e anche quando leggo un libro di solito passeggio per il mio salotto. La mia valvola di sfogo per eccellenza sono i concerti hardcore punk, che frequento assiduamente insieme a mio marito. 

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
È sempre difficile scegliere un unico libro o un unico autore: come ogni scrittore ho moltissimi amori e riferimenti. Farò uno sforzo sovrumano e indicherò Il grande Gatsby per il libro e Jack Kerouac per l’autore, ma il quadro che ne esce è davvero riduttivo. In generale, sono cresciuta con l’underground americano, che resta il mio principale riferimento, ma sono passata attraverso una serie di folgorazioni che spesso si sono tramutate in amori duraturi: per esempio, in tempi recenti ho scoperto grande affinità di sentimenti con i classici russi, e di pensiero con il filone distopico/fantascientifico tradizionale (non quello alla Hunger games, per capirci, sebbene non disdegni del tutto neppure queste interessanti derive contemporanee).

Oh!, qualcuno a cui piacciono i classici russi come a me. Tutti mi dicono che sono pazza, che i russi sono pesanti e noiosi. Qual è il romanzo o racconto russo che più ti appartiene?
Sono indecisa tra due romanzi di Dostoevskij, I Demoni e L'idiota, che possono essere visti come due facce della stessa medaglia. Di fatto, io li vedo così, ed è per questo che li considero altrettanto rappresentativi della mia personalità. Sono i libri più emozionanti che ho letto negli ultimi due anni, e li sento così strettamente legati non solo alla mia storia ma a quella dell'intera Europa odierna che non ho potuto fare a meno di citarli anche ne I Dissidenti.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita?
Immagino sia nata insieme a me. Ho sempre avuto un’immaginazione ingombrante, e l’esigenza di creare. Naturalmente non ho potuto esercitarla finché non ho imparato a scrivere, ma per fortuna l’ho fatto molto presto, grazie a una scolarizzazione precoce e soprattutto all’educazione di mia madre, una donna estremamente colta che mi ha insegnato ad apprezzare e valorizzare il mio cervello prima di qualsiasi altra cosa.

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio?
Solamente da un paio di anni. Prima ho avuto molte difficoltà a perseguire questa strada, ma soprattutto non avevo ancora trovato la giusta fiducia in me stessa. In questo senso devo tutto a mio marito, che ha creduto in me fin dal principio e mi ha messo in condizione di dedicarmi quasi interamente a quello che spero diventerà presto un vero e proprio mestiere.

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi?
Al momento solo due. Sono estremamente esigente nei confronti delle mie opere e le cesello con cura prima di pubblicarle. Nel 2013, grazie alle insistenze di una carissima amica e collega, Angela C.Ryan, e ai preziosi consigli della stessa e di Patrisha Mar, ho preso il coraggio per pubblicare una raccolta di vecchi racconti e altro materiale che va sotto il nome di Cronache dalla fine del mondo. Si tratta per lo più di un felice connubio tra esperimenti stilistici e riflessioni filosofiche vomitate di getto in un periodo molto complicato della mia vita, ma il valore potenzialmente universale di quegli scritti li rende forse addirittura migliori di altri lavori su cui sono tornata molte volte, nel desiderio di renderli perfetti.
Lo scorso novembre ha invece visto la luce il mio romanzo I Dissidenti, la cui idea di base si è generata ben sette anni fa, ma a cui ho cominciato seriamente a lavorare solo nel corso del 2012. Si tratta di un’opera fortemente sperimentale, in cui il genere fantasy serve a tracciare un’allegoria della società contemporanea. Ambientato nell'Italia di un ipotetico presente alternativo, il romanzo immagina un mondo in cui la musica pop sia al centro della vita pubblica. L’intera storia recente del nostro paese è stata pertanto riscritta come in un video musicale di MTV. La televisione, su cui la mia generazione è letteralmente cresciuta, è onnipresente, soprattutto negli incubi dei protagonisti.

Da dove ti è venuta l'idea di riscrivere la storia dell'Italia come in un video di MTV? E' una riscrittura molto originale!
L'impatto che la musica pop ha avuto sulla mia generazione è stato fortissimo, forse più di qualsiasi altra cosa. Tutti i ricordi dei miei conoscenti sono legati a una lunga serie di canzoni e credo di poter affermare con una certa sicurezza che un buon cinquanta per cento di ciò che siamo oggi si è formato proprio su MTV. Molti autori del Terzo millennio hanno provato a narrare il legame tra i propri contemporanei e la musica (il primo nome che mi viene in mente: Nick Hornby), ma quest'ultima restava sempre in sottofondo, senza che se ne avvertisse la reale potenza, la funzione di stimolo vitale. Io ho voluto spingermi più a fondo.

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori? Ti sei affidata ad una casa editrice o hai fatto da te?
Li ho auto-pubblicati entrambi tramite Narcissus, una valida piattaforma che garantisce ampia diffusione e che, tra le altre cose, mette a disposizione degli utenti anche un servizio di editing gratuito e professionale per l’impaginazione degli E-book. L’unico punto debole è quello relativo al monitoraggio delle vendite e ai relativi pagamenti, le cui modalità potrebbero venire migliorate, ma per il resto non posso che consigliare questo mezzo a tutti gli autori indipendenti.

Quindi sei felice di aver pubblicato da sola i tuoi lavori? Tornando indietro non proveresti a cercare una casa editrice interessata al tuo lavoro?
In realtà sto già cercando una casa editrice adatta a rappresentare il mio romanzo, nonostante abbia compiuto il primo passo da sola. Purtroppo una fetta consistente del pubblico italiano è ancora stolidamente attaccata ai formati cartacei e per cercare di raggiungerla devo cedere alla stampa, quantomeno di minimi quantitativi: operazione che non mi conviene fare da sola, in quanto i costi sono proibitivi per le mie entrate di emergente. D'altronde, non mi sono presa la briga di scrivere un libro per lasciare che non venisse letto.

Infine, la fatidica domanda da lettore: e-book o libro cartaceo?
Avendo scoperto i molteplici vantaggi dell'E-reader (in termini economici, ecologici e spaziali), torno alla carta soltanto se sono costretta.

Io ringrazio di cuore Sara per essersi prestata all'intervista. Se volete maggiori informazioni, potete contattarla tramite il suo profilo Twitter

lunedì 22 dicembre 2014

Nemico, amico, amante..., Alice Munro.

Titolo: Nemico, amico, amante...
Autore: Alice Munro.
Casa Editrice: Einaudi (Super ET).
Pagine: 315.

Trama: In questa raccolta la Munro conferma le sue qualità narrandoci una manciata di esistenze dove avvenimenti inattesi o particolari dimenticati modificano il corso delle cose. Una cameriera dai capelli rossi, nuova arrivata in una vecchia dimora, viene per caso coinvolta nello scherzo di una ragazzina. Una studentessa universitaria si reca per la prima volta in visita a un'anziana zia e, riconoscendo un mobile di famiglia, scopre un segreto di cui non era a conoscenza. Una paziente giovane e in fin di vita trova un'inaspettata speranza di proiettarsi nel futuro. Una donna ricorda un amore brevissimo e che tuttavia ha modificato per sempre il suo vivere.




Non avevo mai letto nulla di Alice Munro, Premio Nobel per la Letteratura nel 2013. In pagina moltissimi fan continuavano a raccomandarmela e allora ho deciso di provare. Non sapevo da dove iniziare. Con tanta convinzione mi era stata consigliata l'autrice, ma nessuno sapeva consigliarmi da dove partire. Ho quindi optato per una raccolta di racconti, più pratica e meno impegnativa rispetto ad un romanzo. 
Ho comprato "Nemico, amico, amante..." a settembre, ma ho aspettato alcuni mesi prima di prenderlo in mano. Ho atteso che il libro mi chiamasse con forza dallo scaffale. Doveva venire il suo tempo.

Ho iniziato a leggere il libro con un po' di diffidenza. Spesso non mi riesce di apprezzare quello che piace a molti. Alla fine del primo racconto ho soltanto pensato "Che amarezza!". Non mi sono persa d'animo e ho proseguito. Alla fine del secondo racconto mi son detta "Caspita se scrive bene!". E alla fine del terzo ero innamorata. Innamorata della scrittura della Munro, così reale e cruda, diretta. Innamorata dei suoi personaggi femminili, senza stereotipi, naturali, veri. 

La Munro ha la grandissima capacità di catturare il lettore con la sua scrittura, di farlo sentire parte del racconto e di descrivere la realtà umana senza scadere nel banale o nel non-vero. I racconti di questa raccolta sono uno più veritiero dell'altro. 

Non saprei dire quale dei 9 racconti mi sia piaciuto di più. Forse l'ultimo, "The Bear Came over the Mountain".  Non so come la Munro sia riuscita a raccontare la malattia in un modo così delicato ed educato da risultare quasi un sogno. 

Io ve lo consiglio. E' un'ottima lettura. Va bene anche assunta a piccole dosi: un racconto al giorno. E' un libro che si può tranquillamente regalare a mamma, nonna, zia, sorella, cugina, amica,... Ogni donna, almeno a tratti, si ritrova nei personaggi femminili della Munro. Perciò leggetelo, regalatelo e consigliatelo!

IntervistAutore #7: Claudio Piras Moreno.

Nuovo appuntamento con "IntervistAutore". Oggi sono molto orgogliosa di potervi presentare l'intervista a Claudio Piras Moreno. Leggete cosa mi ha raccontato.


Nome, Cognome, Età.
Claudio Piras Moreno, 38 anni.

Professione.
Portiere di notte.

Aspirazioni professionali.
Scrittore, editor, traduttore.

Raccontaci qualcosa di te.
Credo sia poco interessante parlare di me, inoltre sarebbe molto difficile farlo, non saprei da dove iniziare, e mi sentirei persino presuntuoso. Come se a qualcuno potesse importare di sapere della mia vita: un perfetto sconosciuto! È già difficile occuparsi e interessarsi delle persone che ci stanno accanto. E poi che poca cosa raccontare di sé, meglio cercare di raccontare di qualcosa di più vasto, importante, o di un sasso.

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
Il mio libro preferito è L'uomo che ride. Credo lo sia perché parla di lotta contro i soprusi e la miseria; perché parla d'amore oltre l'apparenza e le difficoltà più nere della vita, un amore pur perseguito a costo di tutto. È un romanzo forte, crudele e commovente. Di riflesso il mio autore preferito è proprio Victor Hugo, di cui ho amato tutti i romanzi.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita?
Credo sia nata quando al tempo delle elementari la mia maestra, Vitalia Tegas (amata e ricordata da tutti), venne a trovarmi in ospedale (vi fui ricoverato per un attacco d'asma) portandomi un libro di Mark Twain, non lo lessi, ma lei ci rimase talmente male che dopo decisi di dedicarmi il più possibile alla lettura. Infine nei temi che ci dava cercavo di impegnarmi al massimo per fare bella figura, ma anche perché i temi che ci dava mi piacevano. Erano a tema libero e potevamo dar pieno sfogo alla fantasia.

Alla fine hai scelto di dedicarti alla lettura, ma hai più letto il libro di Mark Twain che ti aveva portato la tua maestra? 
Sì certo, fu uno dei primi che lessi appena rientrato a scuola, subito dopo l'autobiografia di Martin Luther King, che scovai in casa mia dentro un mobile e che mi emozionò moltissimo.

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio?
Dai sedici anni, quando oltre a continuare a scrivere poesie iniziai il mio primo romanzo, un fantasy, ne scrissi due terzi nel giro di un anno. Non lo finii, per questo dovettero passare altri sedici anni, ma perché nel frattempo erano nati in me altri interessi e il fantasy classico non lo sentivo più appartenere al mio mondo, anche se non l'ho mai rinnegato.

Quali generi letterari ti appartengono maggiormente? E cosa ha sostituito il fantasy classico?
Amo un po' tutti i generi, e continuo a non disprezzare il fantasy, sopratutto se scritto bene. Amo la fantascienza, i libri di spionaggio, i classici in generale, la poesia, la filosofia, l'economia, la psicologia. I miei autori preferiti sono: Dostoevskij, Tolstoj, Nabokov, Bulgakov, Kafka, Stendhal, Verne, Hugo, Balzac, Proust, Maupassant, Sartre, Camus, Buzzati, Calvino, Svevo, Emilio Lussu, Grazia Deledda (che amo), Sergio Atzeni, Carlo Levi, Vassalli, Salvatore Satta, Pasolini, Neruda, Esenin, Baudelaire, Mario Benedetti, Alfonsina Storni, Shakespeare, Jerome, Steinbeck, Hemingway, Philip K. Dick, Ray Bradbury, Asimov, Tolkien, Thomas Mann, Freud, Fromm, Goethe, Melville, Philip Roth e Joseph Roth, John Le Carrè, Mo Yan, Haruki Murakami, Yasunari Kawabata, José Saramago, Petronio, Amartya Sen, Schumacher, John K. Galbraiht, e mille altri. Insomma la letteratura d'autore, se così si può definire.

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi?
Il primo romanzo che ho scritto, come accennato è Il crepuscolo dei gargoyle, di questo libro posso dire che c'è molta avventura, è un crescendo che culmina nel finale. Ci sono anche tante descrizioni, personaggi particolari e scene molto movimentate. 
Il secondo romanzo è stato Il Signore dei sogni, questo non è propriamente un fantasy, c'è un po' di tutto, metafisica, filosofia, psicologia, scienza e quant'altro. Parla di un'entità che vive nel mondo onirico, che ha assoggettato tutta l'umanità e la tiene soggiogata, almeno nel sonno; e parla di alcune persone che scoprono la sua presenza e cercano di sconfiggerlo, senonché, a complicare il tutto, intervengono due altre entità di cui non si capisce la natura. Due bambine, una minacciosa e aggressiva, e l'altra la cui sola presenza destabilizza tutto il mondo onirico. Per questo romanzo ho ideato varie teorie sui sogni, sul pensiero e sul tempo. È un romanzo onirico nel modo in cui è stato concepito, scritto e per i temi di cui tratta.
Successivamente ho completato una raccolta di poesie, Mare d'ombre, ci sono solo le poesie a me più care, tra cui una decina scritte in spagnolo e tradotte da me stesso a fronte. 
Poi c'è stato Macerie, questo è il romanzo a cui tengo di più, se non altro per il modo in cui è scritto e per le tematiche affrontate. Ho cercato tra le pagine di combinare, l'amore per la natura, che ho sempre sentito fin da piccolo, la poesia, e i grandi problemi dell'uomo. Io credo che attualmente uno dei problemi che affligge l'umanità, e lo farà sempre di più, è quello degli sconvolgimenti climatici. Macerie parla di un'alluvione che distrugge un intero paese, un paese che già da tempo andava perdendo la sua identità. Sotto le sue macerie viene trovato un uomo ancora vivo a distanza di sette giorni dalla frana, ma non si sa chi egli sia, né come sia sopravvissuto... l'uomo inizia a raccontare storie del paese distrutto, ma le storie che racconta non coincidono con quanto gli altri sopravvissuti ricordano. Si crea allora un clima di attesa e di ricostruzione della “storia” attraverso i racconti di vari personaggi di cui l'ultimo superstite parla, e alla fine si delinea la verità; e, sopratutto, il paese scomparso pare ritornare a vivere, le persone sopravvissute, “colpevoli”, paiono espiare le loro colpe. 
Macerie l'ho poi tradotto in spagnolo facendomi aiutare nella correzione da alcune giornaliste madrelingua.

Come mai hai scelto di tradurre il tuo romanzo, Macerie, proprio in spagnolo? 
Perché così me lo sono potuto tradurre io riservandomi la facoltà di decidere come meglio rendere ogni singola frase. Lo spagnolo è senz'altro la lingua straniera che conosco meglio, anche perché mia madre è spagnola, infatti quel Moreno l'ho rubato a mia nonna, persona che ho ammirato tantissimo. Era una donna d'altri tempi che ha fatto di tutto per i figli, che ha patito e sofferto di tutto, ma che fino all'ultimo ha sempre pensato agli altri. Nella vita si è privata d'ogni cosa. Aveva una grande forza, credo fosse la persona più forte che io abbia mai conosciuto.

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori? Ti sei affidato ad una casa editrice o hai fatto da te?
I romanzi sono stati tutti e tre pubblicati da degli editori, ma per i primi due le esperienze sono state disastrose, per fortuna poi sono riuscito a svincolarmi da quelle case editrici e ora Il Crepuscolo dei gargoyle e Il Signore dei sogni me li sono pubblicati da solo. Mentre per Macerie le cose sono andate molto diversamente. Appena finita la prima stesura del romanzo, tre anni fa, ho provato a mandarlo ad alcuni editori, così, giusto per iniziare a saggiare il campo. Lo mandai a quattro editori e a un'agenzia letteraria di cui avevo letto in internet. A distanza di tre mesi mi chiamò per primo Armando Curcio proponendomi un contratto di pubblicazione, ma tale contratto non mi convinceva. Il giorno dopo (incredibile, di solito le risposte mi arrivavano sempre con il contagocce, o almeno, per gli altri romanzi era stato così) mi chiamò Vicki Satlow, la titolare dell'agenzia che avevo contattato. Infine, anche se le cose non sono andate proprio come sperato (Vicki mandò Macerie a tutti i più importanti editori italiani che le risposero cose del tipo che Macerie era troppo letterario per uno sconosciuto o che non vedevano un mercato per un libro così), alla fine decise di pubblicarlo lei con la sua neonata (allora) casa editrice, la VandA.epublishing, e finora sono abbastanza soddisfatto, anche se è difficile farsi strada.

Secondo la tua personale esperienza, nel 2014, ha ancora senso cercare una casa editrice disposta a pubblicarti oppure il self-publishing è un'alternativa più che valida? Tornassi indietro, pubblicheresti subito da solo i tuoi primi due lavori?
Sì, ha ancora senso perché io credo che la professionalità di certe case editrici un autore da solo non può averla. Un autore per quanto bravo a scrivere ha bisogno di un correttore di bozze, magari anche di un editor e di tanto altro. Non ci si può improvvisare, altrimenti il risultato sarà poco professionale. Per quanto riguarda i primi due lavori tornando indietro me li ripubblicherei io, ma il terzo no. Sono contento d'aver pubblicato con dei professionisti.

Infine, la fatidica domanda: e-book o libro cartaceo?
Credo che per me il supporto non sia tanto importante, l'importante è il contenuto, solo che purtroppo non ho ancora un lettore ebook, quindi leggo sopratutto i cartacei.

Io ringrazio Claudio per essersi prestato a quest'intervista e per averci svelato un po' del suo mondo di scrittore. Se volete avere maggiori informazioni o seguirlo, questo è il suo profilo Twitter

sabato 20 dicembre 2014

IntervistAutore #6: Mariasole Maglione.

Nuovo appuntamento con "IntervistAutore". Oggi conosciamo una giovanissima scrittrice, Mariasole. Leggete cosa mi ha raccontato.

Nome, Cognome, Età.
Mariasole Maglione, 17 anni.

Professione.
Frequento la classe quarta del liceo scientifico. Nei pomeriggi invernali e durante l'estate faccio qualche lavoretto, ad esempio dare ripetizioni, fare la babysitter o la cameriera, per guadagnare qualche soldo da mettere da parte.



Aspirazioni professionali.
Sono un'aspirante giornalista/scrittrice/scienziata/ricercatrice. Sì, come si può notare ho ancora le idee piuttosto confuse riguardo al mio futuro! Certamente una volta diplomata intraprenderò il cammino universitario, tuttavia ancora non ho un'idea precisa sul ramo in cui voglio cimentarmi. L'indecisione verte tra qualcosa di più umanistico/letterario (lettere e filosofia o giornalismo) e qualcosa di più scientifico (geologia, ingegneria ambientale o astronomia). Ad ogni modo, via dalla scelta della mia carriera futura, ogni tanto rispolvero ancora il sogno nel cassetto che ho da anni di riuscire a pubblicare con una grande casa editrice e diventare così un'autrice di successo facendo per lavoro ciò che più mi piace fare, ovvero scrivere.

Raccontaci qualcosa di te.
Non mi è mai particolarmente piaciuto presentarmi/scrivere di me, perché nonostante tutto: 1) credo che una persona si debba conoscere, e leggere di lei non è conoscerla, e 2) non ci conosciamo mai abbastanza per essere del tutto sinceri in ciò che scriviamo, e magari tra due giorni già mi pentirò di ciò che ora dirò. Ad ogni modo, ci proverò.
Sono una sognatrice che vive in bilico tra il mondo reale e una dimensione astratta fatta di libri, sogni e tanta immaginazione. Sono molto sensibile ed emotiva e, a detta di tutti, solare e altruista. Vivo di libri (ne ho sempre uno sulla scrivania, sul comodino, nello zaino, sul banco di scuola, in borsa e via dicendo, anche a tavola), di musica (amo cantare), del ritmo della natura (amo osservare le trasformazioni delle nuvole in cielo, le stelle, i tramonti, l'alba invernale) e di frasi svolazzanti e pensieri segreti. Sono una ragazza semplice ma dall'animo fragile e complesso; metto tutta me stessa nelle cose che faccio e di solito penso più agli altri e al bene degli altri che non a me stessa.

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
Questa è la domanda peggiore per quasi tutti i lettori accaniti. Io, personalmente, sono sempre stata attratta fin da piccola dai romanzi fantasy, e sono una fan di tutte le loro sottocategorie, dall'adventure fantasy all'urban fantasy, al paranormal romance/young adult; ne leggo a valanghe. L'autrice che più mi ha colpito e ispirato nelle mie storie è probabilmente Cassandra Clare con la saga di Shadowhunters, ma amo anche il modo di scrivere e i mondi inventati della nostra Licia Troisi e sono cresciuta leggendo la Rowling. Tuttavia a volte mi piace trattare qualcosa di più "classico", e allora devo assolutamente porre Jane Austen tra i miei idoli, con il suo Orgoglio e Pregiudizio che mi ha fatto e mi fa ancora sognare. Due autori che rimangono nel mio cuore e per cui nutro una profonda stima, infine, sono l'americano John Green, la cui scrittura mi fa impazzire, e ultimo ma non ultimo l'italiano Alessandro D'Avenia: diciamo che, se dovessi andarmene per sempre e potessi portare un solo libro con me, porterei uno dei suoi.

Potendo uscire per un tè con un autore o un'autrice del passato, chi sceglieresti e perché?
Se si dovesse trattare di un autore o un'autrice del passato, probabilmente sceglierei Petrarca. Non nascondo che sarebbe difficile comunicare, non sono una grande amica del volgare del milletrecento,  ma il suo animo difficile e controverso mi ha sempre attirato, così come la lotta interiore tra i beni terreni e qualcosa di più elevato, e mi affascinano molti suoi scritti, in cui si avvertono tutta la tensione e la complessità della sua persona quasi quanto nelle sculture di Michelangelo (altro artista che adoro, anche se non si tratta di un autore). Tuttavia, per un tè forse la mia scelta potrebbe ricadere anche su Jane Austen che, come ho detto in precedenza, è un'autrice che adoro. Ovviamente non la conosco benissimo (magari avessi avuto la fortuna di incontrarla) ma ne ho letto la biografia, e tornare indietro nel tempo all'Inghilterra ottocentesca del preromanticismo significherebbe realizzarmi un sogno.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita?
Fin dalle scuole elementari ero molto brava a scrivere. I miei temi erano lunghissimi e ricchissimi di dettagli, e i "molto volenterosa" in penna rossa della maestra svettavano in bella vista accanto ad ogni voto. Mi dicevano che avevo fantasia da vendere, e io non mi stancavo mai di scrivere storie e soprattutto di leggerne. Ero e sono un topo di biblioteca, e questo mi ha sempre aiutato moltissimo. Penso, comunque, che la passione per la scrittura sia scaturita da me stessa, nel senso dalla me stessa dall'indole timida, introversa, fragile e sensibile, tendente a nascondersi piuttosto che ad esporsi. Se prima scrivevo perché dovevo fare un tema in classe o come compito per casa, poi crescendo ho cominciato a scrivere perché ne sentivo il bisogno, era proprio una necessità primaria e di cui alla fine ho dovuto accettare l'evidenza. Mi sfogavo in quaderni che andavano a sostituire i diari segreti (troppo corti per contenere il torrente impetuoso di parole che mi affollavano il cervello e il cuore) e riuscivo, così, a placare la mia interiorità, che è sempre stata complessa e instabile. La scrittura mi aiutava e mi aiuta ad aprirmi, anche se mi apro con un foglio di carta inanimato, che non può rispondermi ma perlomeno può ascoltarmi, e ciò significa che non mi contraddice e mi lascia manifestare ciò che sento dentro attraverso le parole. È un'emozione indescrivibile a parole, quella di una vera e propria simbiosi con la scrittura. La scrittura, per chi ama scrivere, crea dipendenza come una droga.

Tu sei giovanissima, cosa ne pensa la tua famiglia di questa passione sfrenata per la scrittura?
I miei genitori mi hanno sempre incoraggiato, in tutte le mie scelte e tra loro anche in questa, ovvero nella scelta di alimentare questa dote, di non abbandonarla. Sono brava anche a disegnare e a cantare ma al momento mi sto concentrando soprattutto sullo scrivere, e loro vedono quanto mi piaccia, non protestano se trascorro ore davanti al pc o china su un quaderno, non l'hanno mai fatto. Sono orgogliosi di me per il primo traguardo che ho raggiunto, la pubblicazione di Media Nocte. Poi ho due sorelle più piccole, e la più grande di loro ha la mia stessa passione e ha già iniziato a scrivere un romanzo. Quasi ragazze prodigio, direbbero alcuni... o, forse, solo ragazze con una dote nascosta che hanno scoperto presto e hanno deciso di non perdere. Scrivere mi aiuta moltissimo; anche nei temi a scuola riesco a dire cose che a voce, forse, non saprei spiegare. Ecco perché, credo, i miei genitori non hanno mai osato criticare o scoraggiare la mia voglia di scrivere. Sanno che scrivere, così come cantare o aiutare gli altri o sorridere, mi rende quella che sono, e togliermi questa passione significherebbe annientare una parte di me.

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio?
Agli albori della terza media (avevo quindi dodici anni) la professoressa di italiano ci propone di iscriverci in Libero e di creare un blog della classe. Lo facciamo, io mi registro con un nickname anonimo, e dopo un mese o due circa mi viene voglia di fare un blog tutto mio. Da quel che ricordo, è stato da allora che ho iniziato a scrivere "sul serio". Se prima usavo i miei quaderni chiusi a chiave nel cassetto per sfogare ciò che provavo durante il giorno, ora aprivo il computer, scrivevo una storia che contenesse tutto ciò che volevo dire e a volte (non sempre) la pubblicavo, senza il mio nome, e vedevo cosa ne pensavano gli altri. E ottenevo riscontri piuttosto positivi da parte dei blogger e dei viaggiatori della rete. Questo è stato il mio trampolino di lancio, molto probabilmente; da allora non mi sono mai fermata. Scrivo ovunque e qualunque cosa mi passi per la testa, dalla riflessione su una citazione famosa alla frase di sfogo che non posso dire alla persona che ho davanti in quel momento, dall'idea per un libro alla massima che mi salta intesta automaticamente in seguito ad un particolare episodio.

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi?
Ho una chiavetta usb piena zeppa di lavori incompleti, iniziati ma mai finiti. Finora l'unico portato a termine è il romanzo urban fantasy che ho pubblicato quest'estate, Media Nocte, e proprio perché è stato il primo che ho completato ho voluto, con il supporto dei miei genitori, usarlo come start. Media Nocte era una delle storie iniziate e incomplete, sepolte sotto strati di altri file, ma un giorno ho deciso che avevo delle idee abbastanza interessanti per portarla avanti, allora l'ho rispolverato, gli ho dato un titolo e, semplicemente, ho continuato a scrivere, fino a che ho visto finalmente la fine. Ha avuto una elaborazione piuttosto travagliata, oserei dire, ma se così non fosse stato non sarei qui, ora, a parlarne.

Di cosa tratta esattamente il tuo primo romanzo, Media Nocte?
Media Nocte è un romanzo urban fantasy (il primo volume di quella che diverrà probabilmente una trilogia ) che tocca tra le pagine il tema del Bene e del Male e del loro eterno e vicendevole equilibrio. Vi cito in poche righe la trama, per dare un'idea generale della storia: Destiny Bryant ha sedici anni e fa parte di una famiglia di Ribelli: essi hanno il compito di tenere sotto controllo il Popolo delle Ombre, l’insieme di tutte le creature della notte che si nutrono di energie umane. Da un po’ di tempo sono impazzite, e perciò devono essere affrontate: ma il Bene può davvero sconfiggere il Male? Può davvero annientare definitivamente l’opposto della medaglia? Bene e Male coesistono, così come Amore e Odio: non l’uno oscura l’altro, ma l’uno compensa l’altro. Bisogna solo ritrovare l’equilibrio.
Si tratta perciò di una revisione personale del mondo delle creature della notte, in mezzo al quale la protagonista, Destiny, dovrà comprendere cosa davvero rappresentano il Bene e il Male, se due fazioni distinte o una miscela di persone, emozioni, casualità e scelte.
Vorrei specificare che, via dalla storia e dalla trama forse "già sentita" - come alcuni mi hanno detto - ciò che a me sta a cuore, oltre alla caratteristica della scorrevolezza e alle emozioni che può risvegliare dentro al lettore il mio libro (così mi hanno detto le persone che l'hanno letto) è il suo significato, e ciò che traspare dalle righe e dallo spirito ribelle e difficile della protagonista, che rispecchia quasi tutta me stessa. La bellezza di ciò che lascia il romanzo ritengo sia il senso delle scelte che lei e le persone che ama si ritrovano ad affrontare nel corso degli eventi.

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori? Ti sei affidata ad una casa editrice o hai fatto da te?
Come ho detto prima, l'unico lavoro che ho pubblicato, finora, è Media Nocte. Non mi sono affidata ad alcuna casa editrice: ho valutato a lungo la possibilità di contattarne una, anche una di piccola e magari qui in zona, ma visti i tempi lunghi di attesa e la possibilità di una non risposta ho preferito informarmi meglio sul self-publishing, che alla fine ho scelto come soluzione. Ho perciò fatto "da me" utilizzando il sito Lulu per pubblicare il mio romanzo, dopo averne letto le buone recensioni e essere venuta a conoscenza che è sempre più utilizzato anche qui in Italia e che è uno dei migliori siti di auto pubblicazione sia per autori emergenti che per autori già conosciuti.

Per ultimo, la fatidica domanda: e-book o libro cartaceo?
Rispondo senza esitazioni: libro cartaceo.
Ancora non sono riuscita ad abituarmi all'idea di un libro in formato digitale, davvero. I libri sono scritti per lasciare qualcosa ai lettori, certo, ma sono fatti per essere toccati, annusati, sfogliati, consumati! Per esaurirsi a furia di essere riletti. Sono fatti per essere guardati, studiati, citati, messi in bella mostra su una mensola. Ovvio che la bellezza dei libri è in primo luogo il loro contenuto, ma diciamocelo, cos'è un libro senza... il libro? La copertina di mille fatture differenti, la leggerezza e la porosità della carta, il peso di un tomo di mille pagine in confronto a un volumetto di cento pagine, e poi il profumo... il profumo! La fragranza irripetibile della carta stampata, l'odore tenue dell'inchiostro... E i segnalibri sempre diversi, che si adattano magari ad un libro in particolare, e il ricordo vivo di chi ci ha regalato quel dato volume...
Tutto questo, tutta questa vita viene persa per un e-book facilmente scaricabile e più economico? Il piacere di tenere in mano qualcosa di tua proprietà, di cui sarai geloso fino alla morte se andrà in mani altrui, la possibilità di scorrere velocemente le pagine per ritrovare una particolare citazione, la mano che corre all'angolo della pagina nell'attesa trepidante di terminarla e di poterla voltare... Tutte le sensazioni e le emozioni che trasmettono i libri, i libri veri, dove finiscono? Annientate e dimenticate a causa della rivoluzione tecnologica? Abbiamo già perso le vecchie e romantiche lettere, chiuse in una busta magari con un marchio di ceralacca, abbiamo perso l'ansia dell'attesa di un loro arrivo, la felicità di ritrovarle nella buca delle lettere. Ora abbiamo smartphone ultimo modello che ci presentano il simbolo della letterina, e in pochi clic abbiamo letto il messaggio o la mail e risposto...
Un libro è come una persona. Una persona è quello che è grazie al connubio di spirito - carattere, atteggiamento, ideali, principi, scelte, eccetera - e corpo. Un libro è quello che è grazie al connubio di contenuto - storia, tema, argomenti trattati, stile, ritmo, caratteristiche, eccetera - e struttura vera e propria, reale e concreta. Il libro e la persona sono "un'unione di forma e materia, che da la sostanza/l'essenza/il sinolo della cosa stessa", direbbe Aristotele.
Per concludere, via dalla mia caparbietà e dalla filosofia e dalle mie idee legate ad un passato che rimpiango e che rivorrei indietro (forse è strano, detto da una diciassettenne, ma io tornerei volentieri al Medioevo se ciò significasse riavere libri veri e lettere vere), sono una forte e irremovibile sostenitrice del libro cartaceo. Parlo da persona che ha già avuto esperienze con libri letti in pdf al cellulare, pur di concludere una saga visto che in biblioteca non li trovavo (ci ho pianto il cuore a ridurmi così, ma ho fatto un sacrificio in favore della mia curiosità.)
Ecco perché il mio romanzo, probabilmente, non uscirà in e-book. È una scelta personale nel rispetto dei miei ideali.


Anche quest'intervista è terminata. Io ringrazio Mariasole per l'intervista e la disponibilità. Mi ha fatto molto piacere conoscerla e poter intervistare una così giovane scrittrice.
Alla prossima!

venerdì 19 dicembre 2014

La frase della settimana #6.

Nuovo appuntamento con "La frase della settimana". Visto che questo è l'ultimo numero della rubrica prima delle feste natalizie, ho deciso di scegliere nuovamente una frase che riguarda il Natale. Promesso che è l'ultima volta! La prossima settimana sceglierò qualcosa di diverso perché non voglio annoiarvi troppo e trasformarvi nel Grinch. 

Chi regala qualcosa di grande non trova riconoscenza, perché chi lo riceve ha già troppo peso nell'accettarlo.
(Friedrich Nietzsche)


Premetto di aver sempre avuto un rapporto difficile con filosofi e grandi pensatori, quindi analizzerò questa citazione di Nietzsche fuori dal suo contesto, ovvero Umano, troppo umano, e la tratterò in modo semplice cercando di esprimere i miei pensieri leggendola. Gli amanti della filosofia mi scuseranno se uscirò da quello che il buon Friedrich voleva dire.

Natale. Manca una settimana a Natale e la corsa ai regali è sempre più agguerrita. Tutti a cercare il regalo perfetto, meglio se costoso, in questa società consumista. La maggior parte della gente è convinta che regalando un articolo da centinaia di euro, il destinatario sarà felicissimo. Invece spesso sale l'imbarazzo. In un periodo come questo, in cui lo spettro della crisi dilaga e la gente si conta i centesimi in tasca, ricevere un regalo costosissimo non sempre mette a proprio agio. Un pensiero più modesto, forse, sarebbe più adatto.

E allora faccio un appello! Non fate la fila fuori dai megastore di elettronica per comprare computer, smartphone e accessori vari, pensate ad un regalo originale, diverso, più economico, ma che sicuramente riscuoterà grande successo. Otterrete un ottimo risultato e chi lo riceverà non si sentirà a disagio.

Io regalo sempre piccole cose. Un libro, un piccolo addobbo o qualcosa di utile. L'effetto sorpresa e gioia saranno assicurati!
Non dobbiamo pensare al prezzo di un oggetto come all'unica cosa che conta. Quello che conta è il pensiero, il sentimento, l'intenzione con cui si fa un regalo.  Con questo spirito compriamo gli ultimi regali che ci mancano! Chi li riceverà ne sarà soddisfatto e ci ringrazierà di cuore.

Mi fermo qui. Credo che quel che si poteva dire è stato detto (anzi scritto). Vi è andata bene! Stavolta il monologo è durato pochissimo! Alla prossima settimana. Con una frase che non riguarderà le Feste, questa è una promessa!


giovedì 18 dicembre 2014

IntervistAutore #5: Alessandra Pari.

Nuovo appuntamento con "IntervistAutore". Stavolta conosciamo insieme Alessandra, giovane poetessa, con al suo attivo ben tre raccolte di poesie.


Nome, Cognome, Età.
Alessandra Pari, 26 anni.

Professione. 
Neolaureata logopedista in cerca di lavoro (si spera!) e di esperienze formative ulteriori.

Aspirazioni professionali. 
Logopedista per la riabilitazione dell'adulto, in particolare per la disfagia, sarebbe il mio sogno.


Raccontaci qualcosa di te.
Ci sono troppi tratti di me e della mia personalità che devo ancora capire, gli altri mi definiscono surreale, enigmatica, ironica, ultrasensibile, emotiva, cervellotica, osservatrice....
Mi piace fare un po' di tutto. Nel tempo libero mi diletto con scrittura, lettura, pittura, disegno, creazione di oggettini (da autodidatta) e grafica. Adoro la musica ed ogni tipo di ballo. Sono appassionata di ginnastica ritmica e collaboro con un forum che parla di questo magnifico sport. Sono curiosa e mi piace apprendere cose nuove, conoscere. Ah, sono un'amante dei gatti.

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
Temevo ci sarebbe stata una domanda del genere....ehm...non so rispondere!! A caldo mi vengono in mente dei titoli, che però cambiano dopo 2 secondi.. Il fatto è che ogni libro mi ha lasciato qualcosa, un insegnamento, uno spunto di riflessione, un messaggio, anche solo una parola nuova da apprendere e da aggiungere al mio vocabolario.
Per quanto riguarda gli autori, cercherò di limitarmi a 5 di prosa (Potok, Calvino, Allende, ma tutti i sudamericani ora che ci penso, Pirandello, Benni) e 5 di poesia (Dante, Pascoli, Montale, Merini, Leopardi...permettimi di aggiungere la Szymborska, che sto scoprendo recentemente).

Visto quanti sono i tuoi autori preferiti, sarà impossibile sapere da te quali autori hanno ispirato o ispirano tuttora la tua scrittura. Ma io te lo chiedo lo stesso! Quali autori ti hanno ispirata nel tempo?
Come strutture metriche penso abbiano avuto influenza soprattutto Dante e Ariosto poiché mi ha sempre colpito la loro capacità di rendere musicale la scrittura. Mi piace l'uso della rima, cosa che tende a scomparire e viene vista come una cosa quasi infantile nell'era moderna. E' un peccato. Ho studiato ed approfondito soprattutto i poeti del Novecento italiano e, forse anche inconsciamente, qualcosa ho raccolto anche da loro. Ultimamente ho trovato una certa affinità con la Szymbroska, soprattutto nel riuscire a parlare in versi delle tematiche più svariate: per me è stata una grande scoperta questa autrice.

Potendo scegliere un poeta del passato, con chi ti piacerebbe incontrarti per un tè e quattro chiacchiere? 
Forse con Dante Alighieri... mi piacerebbe parlar con lui a terzine di endecasillabi a rima incatenata.. un po' come fanno tra loro i rapper moderni.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita?
In realtà non ricordo un inizio preciso. Anzi, una cosa buffa è che il tipo di compito in classe che odiavo maggiormente era il tema, sin dalle elementari! Forse perché dovevo rimanere in una traccia e non mi sentivo libera di spaziare con il pensiero.
Penso sia scaturita dalla lettura, pensando che anche io, come gli autori dei libri che amavo, avrei voluto lasciare una traccia di me, un mio pensiero, raccontare qualcosa a me stessa e agli altri, magari condividere le mie piccole esperienze.

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio?
Ho cominciato a raccogliere le mie poesie a partire dagli 11 anni circa, riguardando le date. Ricordo un bisogno sempre molto forte di "sfogarmi" affidando i miei pensieri alla carta e poi di rileggerli nel tempo. La mia scrittura in realtà non è molto regolare, dipende dai periodi. Ci sono mesi in cui non tocco penna e giorni in cui, invece, non riesco a staccarmi da essa e, se mi viene in mente un verso, anche nel dormiveglia alle 4 del mattino, non c'è niente da fare: devo scriverlo!
In modo "serio" non saprei, non mi prendo mai troppo sul serio. Forse, da quando ho deciso di pubblicare qualcosa, ammetto di aver sentito un maggiore senso di responsabilità verso i miei futuri lettori, per il messaggio che trasmettevo.

Qual è il messaggio principale che vorresti trasmettere quando scrivi? Ci riesci sempre? 
Ogni poesia è autonoma e trasmette il suo messaggio, dipende dall'argomento di cui sto parlando. Ma è più divertente lasciare che sia il lettore a dare un suo senso, una sua interpretazione personale, in base al suo vissuto e alle sensazioni che per lui è giusto siano mosse in quel momento. Di base c'è più che altro un desiderio che qualcuno si rispecchi e possa sentirsi capito e meno solo. Quanto è bello quando ci sentiamo capiti da qualcuno?

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi?
Ho completato tre raccolte di poesie.
Sognatori arrugginiti, pubblicato nel 2010, è dedicato alle persone che, a forza di star sotto la pioggia, sotto le intemperie della vita, rischiano di arrugginirsi, ma tra loro c'è chi continua a sognare... Siamo tutti un po' sognatori arrugginiti ma "la nostra fiammella rimane accesa". Queste poesie raccontano sia i sogni che ci fanno brillare, sia le ruggini che rischiano di bloccare gli ingranaggi delle nostre vite.
Raccontami le tue follie, pubblicato nel 2011, è uno sfogo personale sulla problematica dei disturbi d'ansia e depressione, ma anche un aiuto verso gli altri, che si possono rispecchiare e non sentirsi soli in questa situazione. Vuole essere un incoraggiamento, dato dalla consapevolezza che se ne esce. Poesie su questi disagi, quindi, che rispecchiano un periodo personale non facile, ma anche poesie su semplici emozioni quotidiane, che sa cogliere chi nutre un animo profondo ed attento ai piccoli particolari...per sdrammatizzare: da coloro che lo hanno letto, è stato eletto (scusa il gioco di parole) "libro più deprimente dell'anno!". 
Crisalidi, pubblicato nel 2013, contiene, come da titolo, delle semplici crisalidi: piccole poesie che vogliono prendere il volo, ancora chiuse nel bozzolo delle pagine, aspettano di librarsi nell'aria e nell'anima di qualche lettore.
Non sono raccolte monotematiche e questa scelta è stata criticata da alcuni, ma a me piace variare e ritengo che così siano più accattivanti. I temi principali che attraversano tutti i libri sono: riflessioni personali, esperienze, paure, natura e suoi fenomeni, universo, amore, ricordi, emozioni umane, scuola e lavoro, sogni, viaggi, mare, animali, persone...

Come mai, tra tutti i generi di scrittura, hai scelto di esprimere te stessa attraverso la poesia? La poesia ti è più congeniale di altre forme di scrittura?
Non lo so, mi dà un senso di libertà. I versi permettono di creare musicalità, dare risalto a certe parole, anche solo graficamente o con un gioco di accenti. Mi sembra più affascinante. E poi ogni volta che provo a scrivere qualcosa in prosa, mi inchiodo alla seconda riga.

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori? Ti sei affidata ad una casa editrice o hai fatto da te?
Dopo tentativi e concorsi vari, essendo stata ignorata dal mondo dell'editoria, ho deciso di autoprodurmi. Per caso, un giorno al mare, stavo sfogliando un giornale abbandonato al tavolino del bar e mi è caduto lo sguardo su un trafiletto che diceva "Diventare editori di se stessi con Repubblica è possibile", in cui era riportato il link al sito Il mio libro. Da lì è iniziata l'avventura. I costi non erano proibitivi e quindi ho pensato "perché no?". Tra l'altro, vi è la possibilità di disegnare le copertine dei propri libri, così ne ho approfittato per fondere due passioni.

Dopo aver autoprodotto tre raccolte di poesie, ti senti soddisfatta della tua scelta di "fare da sola" oppure, potendo tornare indietro, continueresti nella ricerca di una casa editrice per pubblicare i tuoi lavori?
Sono felice così, per me la scrittura è un passatempo, una terapia quasi, non vorrei diventasse un lavoro.. Sinceramente questo modo di autopubblicare mi piace, non devo subire correzioni dall'alto od adattamenti, mi sento più spontanea.

Infine, la fatidica domanda: e-book  o libro cartaceo?
Cartaceo!! Sono una lettrice vecchio stampo e non posso fare a meno delle sensazioni olfattive piacevoli che provo sprofondando il mio naso nei libri. Ho bisogno del contatto con il libro, di sottolinearlo o di scrivere qualche nota.
L'e-book mi dà una sensazione di "freddo". 
Ma questo è un mio gusto personale. 
Se può essere utile a diffondere la cultura, ben vengano anche gli e-book.

Bene!, anche questa intervista è terminata! E' stato un piacere parlare con Alessandra (che peraltro io conosco da un po' grazie alla mia pagina Facebook). Spero che lei sia felice del risultato di questo botta e risposta. Io invece mi auguro di poterla intervistare nuovamente in futuro, quando magari avrà pubblicato una sua raccolta di poesie con un'importante casa editrice.
Alla prossima!

lunedì 15 dicembre 2014

IntervistAutore #4: Luca Bortone.

Nuovo appuntamento con "IntervistAutore". Oggi conosciamo insieme Luca Bortone, classe 1986, autore di Land Grabbing

Nome, Cognome, Età.
Luca Bortone, 28 anni.

Professione.
Dopo aver lavorato come redattore per Illustrazione Ticinese, un’importante rivista della Svizzera Italiana, da poco meno di un anno sono diventato assistente di direzione presso una grande ditta attiva nel Canton Ticino. Trascorro le mie giornate aiutando il CFO nei suoi compiti, nonché gestendo attivamente e coordinando in prima persona una serie di progetti.


Aspirazioni professionali.
Non nego che un giorno mi piacerebbe poter vivere di sola scrittura. Il sogno è di poter pubblicare con una grande casa editrice e dedicarmi con tutta la concentrazione necessaria alla mia vera passione: la scrittura di romanzi thriller. Poi, perché no, mi piacerebbe poter insegnare scrittura creativa.

Ti va di raccontarci qualcosa di te?
Oltre alle parole lette e scritte, nutro una vera attrazione per l’acqua. Mare, lago, fiume, piscina: poco importa, basta che esista la possibilità di tuffarsi per godersi un bel bagno. Sarà per questo feeling intenso che, sin dall'età di 10 anni, ho scelto di praticare con costanza uno sport insolito, duro, ma eccezionale e unico: la pallanuoto. Con la squadra della Lugano Pallanuoto ho vinto almeno un titolo nazionale per ogni categoria, dagli Under 9, fino alla serie A. Per non allontanarmi troppo dal mio elemento naturale, ho, inoltre, ottenuto il brevetto da sommozzatore e al momento sto studiando per conseguire la patente nautica, così da poter condurre in navigazione un motoscafo. Da qualche anno, infine, mi dedico anche alla fotografia reflex digitale. Non esiste gita, escursione o vacanza durante la quale non porti appesa al collo la mia fotocamera. Da autodidatta, sto pian piano imparando a gestire questa complessa arte.

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
Uno dei miei libri preferiti in assoluto è Iceberg, di Clive Cussler, che resta uno dei miei autori preferiti. Dirk Pitt, il suo personaggio principale, mi ha affascinato sin dalla prima lettura. Il romanzo Iceberg è stato il primo libro “da adulto” che ho letto in assoluto. All’epoca avevo 14 anni, ma ricordo il giorno come fosse ieri. Su consiglio di mio padre, ho dato un’occhiata alla libreria. Subito mi sono sentito attratto da quella costa blu. L’ho estratto e ho iniziato a leggere. Da allora non ho più smesso e leggo almeno un libro a settimana.

Avendo la possibilità, con chi ti piacerebbe scrivere un romanzo a quattro mani e perché? 
Mi piacerebbe poter scrivere un romanzo a quattro mani con Donato Carrisi, poiché è lo scrittore di thriller italiano che, a mio modo di vedere, riesce a produrre le opere migliori al momento. Se poi dovessi sconfinare, mi piacerebbe collaborare con James Patterson, con James Rollins o con Lee Child. Da tutti potrei sicuramente imparare moltissimo e i loro consigli varrebbero oro per un esordiente come me.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita? 
La voglia di scrivere è – ne sono convinto – figlia più tardiva di questa mia passione sfrenata per i libri. Ho iniziato mettendo su carta brevi racconti ispirati alle sensazioni del momento o a episodi vissuti durante la giornata. A 24 anni ho compiuto il grande salto e mi sono dedicato alla stesura di un romanzo, portato a termine nel corso di un’estate. Preso dall'euforia per aver apposto l’ultimo punto, ho subito inviato la mia opera ad alcune case editrici, ricevendo in cambio soltanto bocciature. Lo ammetto: a quell'età è stato un duro colpo da assorbire. Per un po’ ho lasciato perdere la tastiera. Tuttavia, si sa, le passioni restano sempre in agguato, pronte a spingerci oltre i limiti, oltre gli ostacoli e oltre le sconfitte. E la voglia di scrivere continuava a crescere e premere. Così mi sono messo a studiare, facendo anche tesoro delle critiche e dei consigli ricevuti.

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio? 
I primi racconti risalgono a quando avevo circa 18 anni, ma è verso i 24 che ho seriamente iniziato a scrivere con regolarità, allo scopo di mettere l’ultimo punto al mio primo romanzo.

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi? 
Ho scritto tanto, soprattutto racconti, articoli e alcune poesie. Alcuni di essi hanno anche trovato un buon riscontro di critica e pubblico, portandomi a vincere un concorso letterario per racconti noir. Inoltre, un mio editoriale sulla vita in carcere si è visto assegnare un Credit Suisse Award for Excellent Writing. 

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori? Ti sei affidato ad una casa editrice o hai fatto da te? 
Resto e resterò sempre convinto che l’editoria abbia bisogno delle case editrici, che con la loro esperienza e con il loro lavoro riescono a tenere alto il livello delle pubblicazioni. Nell’era del self-publishing digitale, chiunque può pubblicare il proprio lavoro e metterlo in vendita sulle maggiori librerie online e definirsi, dunque, scrittore. Io resto dell’idea che uno scrittore abbia bisogno di un editor, che lo affianchi nella sua avventura. Io ho avuto la fortuna di trovare – dopo una lunga e spesso frustrante ricerca – una casa editrice digitale, la Kymaera Edizioni, che intendeva investire nella pubblicazione della mia opera Land Grabbing. Il percorso fatto insieme a loro è stato fantastico e arricchente, che mi ha reso uno scrittore migliore.

Puoi raccontarci brevemente di cosa tratta la tua opera, Land Grabbing?
Vi racconto Land Grabbing brevemente, così come viene presentato di solito. L'integerrimo ispettore di polizia Diego Anastasi indaga sul brutale omicidio di un tecnico informatico. Grazie all'aiuto dell'agente speciale Giulia Ferri, una donna dal passato difficile e poco incline al rispetto delle regole, troverà collegamenti con il presunto suicidio di una studentessa fino a scovare un terribile progetto di land grabbing. L'ispettore non può immaginare che questo caso gli stravolgerà la vita, mettendo in crisi tutto ciò in cui crede e portandolo più volte a rischiare la vita. Un thriller crudo, che esplora il labile confine dell'integrità morale, spesso piegato dal dolore e dalla sete di vendetta. Vi terrà con il fiato sospeso fino alla fine, scavando nelle profondità dei sentimenti umani fino ai dubbi e alle domande più difficili da approfondire.

Da dove nasce la passione per il thriller? 
La mia passione per i thriller è innata. Sono sempre stato attratto da questo genere di storie, dalla suspense che sanno risvegliare e dalle emozioni che mi fanno provare.

Quanto è stato importante trovare, finalmente, una casa editrice che credeva nella tua scrittura?
Come già accennato, a mio parere le case editrici ricoprono un ruolo fondamentale per garantire la qualità delle opere pubblicate. Trovare la Kymaera Edizioni è stato un sogno che si avvera. Il suo contributo è stato determinante per limare il testo e per poter entrare nel novero delle persone che riescono a farsi pubblicare.

Infine, la fatidica domanda: e-book o libro cartaceo?
Sono un sentimentalista, perciò se devo scegliere, opto per il libro cartaceo. Il solo fatto di poterlo toccare con le dita, di sentire la porosità della carta e il profumo delle pagine è qualcosa di eccezionale. Inoltre, mi piace esporre in casa tutti i libri che leggo, le cui copertine danno un tocco di colore alla stanza. Land Grabbing è per ora solo un’e-book e sono convinto che anche i libri digitali siano un supporto adeguato per trasmettere le stesse identiche emozioni di un libro di carta. Quindi, in sintesi, evviva i libri, poco importa che siano cartacei o elettronici.


Io ringrazio Luca Bortone per avermi concesso questa intervista. A differenza sua, io ancora non mi sono adeguata ai cambiamenti e agli e-book, ma credo che, se un giorno (gli auguro non molto lontano) il suo libro diverrà anche un libro cartaceo, lo leggerò perché mi ha molto incuriosita!
Se volete saperne di più, potete visitare il suo sito internet oppure la pagina Facebook del romanzo

domenica 14 dicembre 2014

IntervistAutore #3: Erika Scarano.

Nuovo appuntamento con "IntervistAutore". Oggi conosciamo insieme Erika Scarano, giovane scrittrice con all'attivo già parecchi lavori interessanti. Leggete cosa mi ha raccontato.


 Nome, Cognome, Età.
Erika Scarano, 24 anni a breve.

Professione.
Studentessa magistrale in Psicologia Cognitiva Applicata.

Aspirazioni professionali.
Professionalmente Psicologa, ma ciò non toglie che nella vita si possano fare molte più cose.

Raccontaci qualcosa di te.
Mi presento: sono Erika Scarano e sono l’ultima… no, ecco, questo è l’incipit del mio primo romanzo, ma la scrittura è una parte così pregnante della mia vita e di ciò che sono che mi sembra strano non presentarmi tramite ciò che essa rappresenta per me. Naturalmente, oltre alla scrittura e alla lettura, c’è altro, e anzi, mi piace che la vita sia ricca e diversificata, mi piace che non ci si fossilizzi solo su un aspetto. Studio Psicologia, e non potrei esserne più entusiasta, credo che molto spesso si scelga il lavoro solo come via di sostentamento e non come passione da seguire, ma sono del parere che a lungo andare una scelta simile non porti che ad un triste “tirare avanti”, per me incompatibile con la vita. Potrei elencare ciò che mi piace fare, come credo di essere, ma alla fine dei conti, non ci conosce mai veramente. Ma questo non toglie che bisogna provarci ugualmente!

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
Questa è sempre la domanda peggiore. Non so sceglierne uno, non saprei nemmeno da dove cominciare per poter operare una scelta finale. Posso dirti però che ci sono alcuni libri particolarmente significativi, che hanno segnato il mio percorso di scrittura e di vita. In primis, “Il mondo perduto” di Arthur Conan Doyle. Mi è stato consigliato quando avevo 8 anni da mio padre, ed è stato il primo libro “da grandi” che ho letto e che mi ha subito fatto venire voglia di condensare quello che avevo in testa in un libro, il mio primo tentativo di scrivere un romanzo è avvenuto infatti l’anno dopo. Poi non potrei non citare Pirandello, e in particolare “Uno, nessuno, centomila”, che è senza dubbio uno dei miei autori preferiti (forse sì, fossi costretta, sceglierei lui come autore), ed Hermann Hesse, a cui mi sono avvicinata proprio grazie alle tematiche in parte affini di ricerca di sé contenute nelle opere di Pirandello. Altri due libri che per me sono particolarmente significativi sono “Aut-aut” di Kierkegaard che in qualche modo riesce a farmi commuovere rievocando immagini ancestrali che sento esistere in me, e “La nausea” di Sartre, quando si suol dire “il libro giusto al momento giusto”, letto casualmente, o forse no, nell’esatto momento in cui ne avevo bisogno e condividevo con piena forza ogni singola parola scritta. E infine, non per importanza, ma per associazione di pensieri, Virginia Woolf, della quale mi sono interessata più volte, sia in occasione di una conferenza alla quale sono stata invitata a partecipare anni fa come relatrice, sia nella mia tesi triennale di psicologia, e i cui Diari mi hanno fatto sentire un po’ meno sola.

Tra i tuoi libri e autori preferiti ci sono solo "classici", direi. Hai sempre avuto la passione per i classici oppure è solo un caso?
Sono legata ai classici perché in molti di questi trovo ambientazioni e temi che sento più vicini a me, ma naturalmente non leggo solo quelli. Sono una fan di Harry Potter e per anni mi sono dedicata prevalentemente ai fantasy, specialmente a Marion Zimmer Bradley e Anne Rice, ma i classici sono tesori in cui bisogna scavare per trovare ciò di cui si ha davvero bisogno in un mare di bellezza lucente.

Se potessi uscire a cena con un autore del passato o del presente, chi sceglieresti e perché?
Sarebbe stupendo se solo potessi farlo davvero! Ho sognato più d’una volta di essere seduta davanti a una tazza di tè con Virginia Woolf o a cena con Pirandello. Probabilmente passerei i primi dieci minuti a fissarli incredula ed elettrizzata, prima di riuscire a trovare la lucidità per porre una qualunque domanda. Di entrambi ho letto quasi l’intera bibliografia, ma vorrei sentire dalla loro viva voce cosa davvero ha determinato la visione del mondo che hanno inserito in ciascuno loro scritto. Il senso di malessere e disagio in un mondo poco comprensibile e da cui spesso si sentivano estranei.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita?
Non ho un ricordo preciso del momento in cui ho iniziato a scrivere o a leggere con così tanta passione, ma sono sicura che l’input a scrivere con costanza, a condensare i pensieri sparsi in una storia più articolata, sia nato a 9 anni, quando mi sono cimentata nel mio primo romanzo, rimasto chiuso nel cassetto (e assolutamente rimarrà lì!). Il libro che ha segnato la svolta è stato “Il mondo perduto” di Arthur Conan Doyle, regalatomi da mio padre e consigliatomi vivamente perché era stato uno dei suoi libri preferiti da ragazzo. Mi ha rapito completamente, facendomi sorprendere ad ogni pagina della capacità dell’autore di rendere così vivide e reali le sensazioni e le immagini. Ero stata catapultata in un altro mondo senza neppure rendermene conto, e ho capito che quello che sentivo dentro, quello che provavo a scrivere qua e là, andava reso reale. 

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio?
A nove anni ho voluto provarci e non ho più smesso, ma era ancora solo un tentativo. A 13 anni ho scritto il mio primo romanzo edito, e da allora continuo a scrivere in maniera regolare, continuando a voler rendere reali i pensieri che mi si accavallano in testa, continuando a farlo un po’ per gioco, un po’ perché è pur sempre un continuo tentativo di miglioramento e di comprensione, di se stessi e del mondo.

Il primo romanzo a 13 anni. Una ragazzina prodigio, se si può dire. Una passione impegnativa la scrittura a quell'età. La tua famiglia e i tuoi amici cosa hanno pensato quando hai iniziato a scrivere?
Sembrerà strano, ma non è stata una grossa sorpresa, soprattutto per i miei genitori. Mi avevano visto per anni trascorrere le giornate a leggere e a scrivere, a spendere i miei pomeriggi in libreria alla ricerca di qualcosa che catturasse il mio interesse per tuffarmi in un’altra storia. La sorpresa è derivata più che altro dalla possibilità che ho avuto di pubblicare le mie storie, so che ne sono fieri perché sanno che scrivendo riesco a realizzare quella parte di me che è così dominante nella mia vita che lasciarla sopita sarebbe come limitarmi a sopravvivere. La mia migliore amica ha sempre compreso la mia passione e mi ha supportato in ogni momento della ricerca, leggendo lei stessa tutto ciò che scrivo in modo da poterne ridere e parlare insieme. E confesso che anche adesso ci divertiamo a leggere insieme i miei scritti simulando le voci dei personaggi!

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi?
Il segreto di Villa Clamberry – Memorie di un fantasma” è il primo romanzo che ho pubblicato. Si tratta del diario di James Clamberry, un ragazzo che decide di confidare alle pagine la sua intera vita, ma lo fa solo dopo essere morto. Diventato fantasma e costretto a vagare per le stanze desolate della Villa di famiglia a lungo odiata, non può far altro che scrivere e così rivivere, in attesa che qualcosa muti lo stato di quiete in cui si trova intrappolato. Ho amato ogni singolo giorno in cui ho potuto scrivere questo diario. Per alcune ore, ogni giorno, diventavo James, smettevo di scrivere come fossi io, e lasciavo che i pensieri diventassero i suoi. “Madame Bovary sono io” diceva Flaubert, non trovo difficile crederlo. 
Il circolo della vita”, “Il rogo della strega”, “Tre passi” e “Sospiri d’Ombra” sono invece i romanzi appartenenti alla serie Il Circolo della Vita, una saga sul paranormale che inizia con un gruppo di studenti di parapsicologia che intendono svolgere un progetto di ricerca per indagare le prove della vita dopo la morte. Ma nel corso degli anni e dei romanzi, le loro storie si intrecciano, nuovi personaggi si aggiungono e il problema non sarà più scoprire se qualcosa esiste dopo la morte, ma al contrario, tornare a separare i due mondi, quando ormai vivi e presenze tornate dal passato condividono lo stesso spazio e tempo.
L’ultimo scritto edito è invece “La Fata Perduta”. Non avrei mai creduto di dedicarmi ai racconti o alle favole, ho sempre amato i romanzi e li trovavo il modo a me più congeniale per esprimere quello che vedo e sento e immagino. Ma La Fata Perduta è stata una sfida, un tentativo, come lo è sempre la scrittura, è ho voluto cimentarmi, provando a scrivere un racconto destinato in via prevalente ai bambini, ma che in realtà vuole abbracciare il lato fanciullesco di ciascuno, a prescindere dall’età anagrafica. Come dicevo prima, il tema della ricerca di sé è un argomento che mi è da sempre molto caro, e qui, in questa favola, ho voluto parlarne in chiave allegorica, fornire un invito a chiunque voglia ascoltarlo per far capire che non è mai troppo tardi per essere se stessi, per provare a conoscersi e per iniziare il viaggio alla scoperta di sé. 

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori? Ti sei affidato ad una casa editrice o hai fatto da te?
Fin dal primo romanzo ho iniziato la ricerca di una casa editrice, ma in realtà è nato tutto in modo molto casuale. Trovare una cosa editrice non è mai una cosa semplice, soprattutto perché molte rifiutano di prendere in considerazione il manoscritto senza neppure averlo letto o aver guardato quantomeno la sinossi. Avevo finito di scrivere “Memorie di un fantasma” quando ho deciso di farlo leggere ai miei genitori e mia sorella. Mio padre e Cristina lo hanno letto subito, mentre mia madre scherzando mi ha detto che non le piaceva leggere fogli sparsi, e che lo avrebbe letto solo se rilegato e pubblicato. Più divertiti che realmente intenzionati a farlo pubblicare, io e mio padre abbiamo accettato la sfida, proponendolo ad alcune case editrici. Alla fine ho deciso di firmare il mio primo contratto con una casa editrice locale, per poter vivere in prima persona il contatto diretto con il gruppo di lavoro. E sì, alla fine mia madre l’ha letto!

Alla fine tua madre ha letto il tuo libro. Com'è andata? Le è piaciuto?
Alla fine l’ha letto sì, e le è piaciuto molto. Da mia madre ho preso la passione per la lingua italiana e la curiosità per le parole, quindi è stata anche severa nel giudicare l’uso di alcune espressioni piuttosto che altre, ed è un modo di approcciarsi a me che apprezzo tuttora, la critica per aiutare qualcuno a migliorarsi è il miglior modo per far puntare ciascuno al proprio massimo potenziale. Spero che continui a farlo sempre! Anche insiste per voler leggere i miei libri solo dopo la pubblicazione!

Domanda da lettore: e-book o libro cartaceo?
Inizialmente ero una delle sostenitrici del cartaceo in maniera categorica, ma come per tutto non credo esista un concetto assoluto, quindi ho voluto provare l’ebook e devo dire che non è affatto male. È un altro concetto, è un altro metodo di lettura, utile soprattutto da un punto di vista economico e pratico. In viaggio è perfetto, posso portare un’intera libreria senza occupare la valigia solamente con i libri, come in realtà tendo sempre a fare. Credo anche che sia un’ottima possibilità per gli autori esordienti che possono proporre la propria opera a prezzi vantaggiosi, invitando così più lettori a investire nella curiosità piuttosto che a puntare solo su autori già conosciuti.
Nonostante questo non riesco e non voglio rinunciare al cartaceo, amo il profumo della carta e il tocco con le pagine, ogni libro per me è associato anche alla sensazione tattile specifica delle mie mani sulla copertina, del profumo che mi inebria ogni volta che volto le pagine, inizio a leggerlo o lo ripongo sul comodino. Ogni libro viene così a caratterizzarsi non solo per la sua storia ma per l’evento polisensoriale che rimanda a vista, tatto e olfatto. 
Rimango del parere che una cosa non escluda l’altra, un libro è un libro, purché si legga, ognuno è libero di trovare il modo più efficace e adatto a sé.


Io ringrazio di cuore Erika per essersi prestata a quest'intervista. E' stato un piacere intervistarla e conoscerla meglio. Se volete seguirla, potete farlo attraverso la sua pagina Facebook

venerdì 12 dicembre 2014

Tag - Reader Problems Book Tag

Scorrendo la mia home di Facebook ho notato questo tag game proposto da Vita di Ci. Ho deciso di partecipare. E' la prima volta per me qui sul blog, ma l'idea mi piace. 

1- Hai ventimila libri nella tua TBR. Come fai a decidere quale sarà il prossimo libro che leggerai?
Questa è la storia della mia vita. Ho sempre tantissimi libri in attesa di lettura, almeno una decina! Quando finisco un libro, mi prendo una mezza giornata di stop dalla lettura o una notte e mi faccio mille piani in testa. Cerco di programmare le letture successive, ma poi alla fine, quando mi avvicino alla pila di libri, ce n'è sempre uno che mi chiama più degli altri e allora scelgo quello. Insomma, non sono io a scegliere il libro, ma è il libro che sceglie me.

2- Sei a metà di un libro e non ti sta piacendo affatto. Lo abbandoni o mantieni il tuo impegno e lo finisci?
Domanda difficile. Solitamente tendo a non abbandonare mai un libro. Se l'ho scelto c'è un motivo e cerco di arrivare in fondo per verificare se ne valeva davvero la pena, anche se nel corso della lettura ho trovato delle difficoltà a procedere. Ovviamente mi è successo di abbandonare un libro. Ci sono stati degli autori (come la Woolf e la Divakaruni) che proprio non riuscivo a leggere, non sono riuscita ad entrare in sintonia con personaggi e situazione, e quindi li ho abbandonati. Ma tendenzialmente il mio motto è: "Mai abbandonare un libro! Arrivare sempre alla fine prima di giudicare!".

3- Si avvicina la fine dell'anno e tu sei lontana dal raggiungere il tuo obiettivo nella challenge di Goodreads. Provi ad accelerare adesso?
Mi piacciono le sfide personali su Goodreads, ma tendo sempre a non pormi obiettivi molto alti. Alla fin dei conti i numeri non sono tutto. Non sei un lettore migliore se leggi 100 libri, se poi sono tutti delle sciocchezze. Meglio leggerne meno, ma di qualità. Quest'anno, come sempre, ho partecipato a due challenge: la sfida sul numero dei libri letti e la sfida sul numero di libri letti in lingua originale. Nella prima ho superato l'obiettivo, mentre nella seconda non sono riuscita nell'intento, ma sono comunque soddisfatta di aver letto qualcosa in lingua straniera anche in questo 2014. Chi si sofferma troppo sui numeri non mi convince. La lettura non è numero, ma qualità. Punto.

4- Le cover di una serie che ami hanno uno stile diverso. Come superi questa cosa?
Io non amo le serie, quindi non è un problema che mi tocca molto. Certo però che avere una serie con copertine diverse per un lettore può essere un trauma. Per esempio, io colleziono (sì!, in questo caso il verbo collezionare è quello giusto) tutti i libri di Paullina Simons. Le copertine si assomigliano tutte, tranne quella di "The girl in Times Square" in prima edizione. Beh, inizialmente ero poco convinta, era troppo diversa, ma in realtà ha il suo perché e me ne sono fatta una ragione dopo aver letto il libro.

5- Tutti, ma proprio tutti amano un libro che a te proprio non piace. Con chi condividi le tue impressioni riguardo a quel libro?
In primis condividerei le mie impressioni in pagina, per vedere le reazioni dei miei fan. Poi ne parlerei con il mio ragazzo, che sopporta sempre i miei monologhi sui libri. Ma alla fin dei conti, che problema c'è nel non condividere un'opinione su un libro? I gusti sono gusti e nessuno può sindacare su questo.

6- Stai leggendo un libro in pubblico e ti viene da piangere. Come ti comporti?
Leggo spessissimo in pubblico e ho imparato a contenermi, anche se qualche volta una risata o un commento mi scappano ancora. Ma piangere in pubblico per un libro non mi è mai successo.


7- Il nuovo volume di una serie che segui è appena uscito, ma hai dimenticato tutto del volume precedente. Come ti comporti? Rileggi il libro precedente? Dai una scorsa alla sinossi? Non leggi il nuovo? Ti limiti a piangere disperatamente?
Se decido di leggere una serie, prima mi assicuro di poter reperire tutti i libri in un lasso di tempo breve, altrimenti aspetto di averli tutti a disposizione. Non mi piace dover aspettare troppo. Un po' perché poi mi dimentico e un po' perché quando scopro una storia vorrei arrivare fino in fondo.


8- Non vuoi che nessuno, NESSUNO, prenda in prestito i tuoi libri. Come fai a dire di no quando ti chiedono in prestito un libro?
Tendo a non prestare i miei libri. Quando capita li presto solo a persone fidate e che vedo di frequente. Con queste persone mi piace condividere le mie passioni e i miei libri, a patto che tornino in breve tempo e perfetti.

9- Blocco del lettore. Nell'ultimo mese hai abbandonato almeno cinque romanzi. Come fai ad uscirne?
Ho vissuto il blocco del lettore solo una volta, dopo aver terminato "Anna Karenina" di Tolstoj. Tutto mi sembrava scritto male, vuoto, sciocco. L'unico modo per uscirne, almeno per me, è aspettare fino a che un libro della pila di quelli in attesa non mi chiama. Inutile continuare ad iniziare libri se non sono quelli giusti. D'altronde, dopo aver incontrato sulla strada da lettore un capolavoro, il distacco va metabolizzato.

10- Stanno per uscire moltissimi libri che muori dalla voglia di leggere. Quanti ne compri veramente?
Difficilmente compro libri appena usciti. Non sono una lettrice da ultima uscita. Se un libro esce oggi, anche se mi interessa, non lo compro prima di alcuni mesi. Sono fatta così. Mi piace di più ricercare qualcosa di diverso, particolare, vecchio anche, piuttosto che rincorrere le nuove uscite.

11 - Dopo aver comprato dei libri che morivi dalla voglia di leggere, quanto devono veramente aspettare sul tuo scaffale prima di essere letti?
Bella domanda! Dipende da quanti altri libri sono in attesa sullo scaffale. Possono passare dei mesi prima che io legga un libro acquistato oppure pochi giorni. Non faccio mai piani, o meglio!, faccio dei piani ma non li rispetto mai. La mia intera vita è pianificata, almeno sulle letture preferisco seguire il caso.

Il tag game è finito. Mi sono divertita molto a rispondere a queste domande che mi hanno permesso di raccontarvi qualcosa in più di me. Se avete un blog e decidete di partecipare, lasciatemi il link al vostro post. Se volete rispondere alle domande, ma non avete un blog, lasciate un commento qui sotto o sotto il post su Facebook.